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Ius soli: sentiment e opinioni degli italiani sul Web

Il dibattito sui social media, tra favorevoli e contrari.

Il dibattito sullo Ius soli è stato, nell’ultimo mese, uno dei “temi caldi” che più hanno animato gli utenti dei social media. L’interesse per la questione ha raggiunto l’apice lo scorso 15 giugno, data in cui si è riaperta al Senato la discussione della legge sulla cittadinanza approvata alla Camera nel 2015.

Il passaggio del testo in Senato è stata accompagnato, online e offline, da reazioni forti sia da parte degli esponenti del mondo politico sia da parte dei cittadini-elettori, entrambi molto divisi tra favorevoli e contrari.

 

Per comprendere meglio le reazioni dell’opinione pubblica, Twig ha raccolto i post degli utenti su Twitter e sulle pagine pubbliche di Facebook dall’1 al 30 giugno 2017, per un totale di oltre 275.000 tweet/post.

Come si può vedere dalla timeline, anche questa volta l’andamento delle conversazioni sui social media è fortemente condizionato dall’agenda mediatica e politica: i principali “picchi” appaiono infatti in concomitanza dell’approdo del provvedimento in aula e del #TweetStorm promosso dagli esponenti del Movimento Nazionale per la Sovranità, fortemente contrari allo ius soli.

Secondo quanto emerso dalle nostre elaborazioni sulla sentiment analysis – uno strumento di web listening che permette di identificare la polarità di un flusso di informazioni – il 66% dei tweet e post Facebook pubblicati dopo il 14 giugno sono contrari allo ius soli, a fronte di un 22% di conversazioni a favore e di un 12% neutrale.

Ius soli e immigrazione: una questione delicata

Con un’analisi testuale siamo riusciti a isolare le ragioni di chi si esprime, rispettivamente, a favore o contro il principio dello ius soli.

Fra i favorevoli allo ius soli si fa principalmente riferimento alla «cittadinanza» come «diritto» da estendere a «stranieri», soprattutto «bambini» e «figli» «nati» in «Italia». L’idea prevalente è che l’estensione del diritto di cittadinanza ai figli digli stranieri nati in Italia costituisca un principio di civiltà, non tutelato dall’attuale legge.

A queste motivazioni “di principio” se ne aggiungono altre di natura più pragmatica: la nostra economia ha bisogno di immigrati; non ci può essere sicurezza senza integrazione.  Nelle retoriche dei favorevoli sono infine presenti riferimenti, in chiave critica, a chi si oppone al provvedimento, tacciato di essere razzista.

Nei contenuti contrari allo ius soli si trovano frequenti riferimenti all’importanza di non «regalare» la «cittadinanza» agli «immigrati», e prevale l’idea che la cittadinanza non sia un diritto, ma vada guadagnata. Altre motivazioni riguardano la convinzione che la misura rischierebbe di provocare attentati terroristici di matrice islamica (giustificata a partire dallo status di cittadini degli esecutori dei recenti attentati), la necessità di difendere la nostra identità culturale e storica e l’importanza di aiutare prima i tanti italiani in difficoltà economica. Una parte di utenti accusa inoltre di opportunismo stranieri e richiedenti asilo presenti sul territorio italiano (con riferimento a parole come «gironzolare», «scarpe nike», «smartphone»).

Vi è infine una minoranza di utenti convinta che la legge sullo ius soli sia il risultato di un complotto per africanizzare l’Italia, mentre molti ritengono che il PD abbia spinto per la riapertura della discussione sul provvedimento al fine di allargare il proprio elettorato potenziale in vista delle prossime elezioni.

Al di là delle posizioni degli utenti, appare interessante come la legge sullo ius soli non sia il vero oggetto della discussione: nelle conversazioni i riferimenti allo specifico provvedimento in discussione in Aula sono pressoché assenti. Stupisce inoltre che non emergano, se non in maniera marginale, il carattere “stemperato” e le peculiarità della proposta del governo, segno forse di una comunicazione non efficace da parte dell’esecutivo. Tutte le conversazioni ruotano intorno alle attitudini nei confronti degli immigrati e riflettono le tensioni sociali che questo fenomeno sta provocando.

 

Data di pubblicazione: 17/7/2017

 


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