ATTUALITÀ - ultima ora, ultime notizie, attualità a Brescia e provincia »
Essere disabili in una società che non favorisce l'integrazione totale

A cura di Eliana Vinciguerra.

Premetto che la mia prima figlia è disabile: ipoacusia bilaterale dalla nascita, quindi se parlo è assolutamente per cognizione di causa.


E' cosa risaputa che esistere non è quasi mai una faccenda comoda. Il fatto stesso di essere venuti al mondo comporta una serie di effetti collaterali fastidiosi: contrattempi, disavventure, malattie mettono l'individuo in continuo affanno. Forse la peculiarità più nobile dell'essere umano è proprio quella di trovare in mezzo agli ostacoli e ai disagi, un significato alla propria esistenza, di vivere comunque, pur in mezzo alle incertezze e alla precarietà, dei giorni felici.
Tra le difficoltà più severe che accompagnano l'umano esistere c'è la disabilità. L'incapacità cioè, di svolgere alcune funzioni in modi che la gente considera normali. Una malattia, ereditaria o congenita, un trauma, una patologia degenerativa, possono causare in una persona tali difficoltà.

 


Molti giovani, per esempio, possono subire nel corso di incidenti stradali, traumi tali da costringerli sulla sedia a rotelle per il resto della loro vita; molte persone ancora attive possono cadere vittima di malattie neurologiche che ne limitano la mobilità o le facoltà cognitive; la vecchiaia può accompagnarsi alla diminuzione, anche grave, della vista e dell'udito, nonché a tutta una serie di altre appariscenti limitazioni che impediscono all'anziano di condurre una vita autosufficiente.
L'atteggiamento della gente comune nei confronti della disabilità e delle persone portatrici di handicap, è il più delle volte improntato a una pietà inferiorizzante e a un compatimento quasi offensivo.
Chi ha qualche menomazione, invece, ha la stessa dignità umana dei cosiddetti normali e ha diritto al massimo rispetto e considerazione.

 


Anzi, succede spesso che sia proprio la persona con handicap a sviluppare un'umanità più ricca, una consapevolezza di sé e del mondo circostante più profonda, un atteggiamento verso la vita più giusto ed equilibrato.
Io appartengo a quella categoria di persone che ritiene la sofferenza non soltanto un'insensatezza, un fastidioso e ingiusto ostacolo alla realizzazione dei nostri obiettivi vitali, una vergogna da negare e nascondere alla vista nostra e degli altri. Certo, la sofferenza forse è molto di tutto questo, ma è sicuramente anche di più. È un pungolo, una spina nella carne, che induce noi e gli altri a interrogarci sul significato dell'esistere.

 


Jorge Luis Borges sosteneva che le cose ci sono date affinché noi le trasformiamo in qualcosa dotato di un senso, in qualcosa di prezioso. Lui fu cieco per anni, ma questo non gli impedì, anzi gli permise di diventare uno dei massimi scrittori del Novecento. Proprio perché cieco, affinò tutta una serie di qualità e percezioni che lo resero uno scrittore eccezionale e originale.

 


E non si tratta di un caso isolato: artisti, divi dello spettacolo, scienziati, politici, imprenditori hanno convissuto e convivono con menomazioni che non impediscono loro di essere produttivi.
Va detto che la nostra società purtroppo, non favorisce l'integrazione dei disabili. Pregiudizi, limitazioni strutturali, barriere architettoniche impediscono ancora a troppi disabili un'esistenza che sarebbe altrimenti soddisfacente.
Si impedisce loro di guadagnarsi da vivere col frutto delle loro competenze. Si limita la loro mobilità e visibilità.

 


Le barriere più tenaci, le catene più forti sono naturalmente quelle di carattere psicologico e mentale. Un disabile, fosse anche quello con deficit cognitivi, è un essere umano, un nostro fratello, con cui condividiamo lo stesso destino. Molti disabili sono in grado di dare agli altri moltissimo, non soltanto in termini di competenza professionale, di efficienza produttiva, ma di umanità, di genuinità, di calore umano.

 


Forse sarebbe il caso se ne ricordassero i nostri rappresentanti politici quando ogni anno varano le loro leggi finanziarie: maggiori fondi per le pensioni ai disabili, per il loro accesso al lavoro, per il loro trattamento sanitario e riabilitativo, per abitazioni accessibili e confortevoli non rappresentano soltanto un costo, una voce negativa del bilancio statale, ma il necessario contributo allo sviluppo di una società migliore, più democratica e solidale.

 

 

Data di pubblicazione: 10/7/2018


News:

podcast
podcast
Meteo »
Sponsor »
Calendario »
Sponsor »
Ricerca »
Ricerca per parola chiave:
Data da:
Data a:
?>