Il “Teatro dell’anima”presenterà “L’amore di Maddalena” di Anonimo Francese

L’AMORE DI MADDALENA
di Anonimo francese del XVII secolo
Adattamento teatrale di Giuseppe Marchetti
Mercoledì 12 giugno 2019 / ore 21.30
Complesso San Cristo / Chiesa / Via Piamarta 9 / Brescia
Nel 1911, il poeta tedesco Rainer Maria Rilke stava camminando distrattamente lungo Rue
du Bac, a Parigi, quando entrò in un’antica libreria e iniziò a curiosare in un vecchio manoscritto
che conteneva un sermone francese anonimo del 17 ° secolo. Il testo, chiamato L’amour de
Madeleine (L’amore di Maddalena) era stato scoperto dall’abate Joseph Bonnet nella Biblioteca
Imperiale di San Pietroburgo. Rilke acquistò rapidamente il testo affascinato dalla bellezza letteraria
che era caduta sotto i suoi occhi per puro caso, e che aveva tocca-to la sua intelligenza e mosso il
suo cuore e lo tradusse in tedesco nella sua austera stanza di Rue de Varenne. Le sue parole a
riguardo sono precise: “un sermone straordinario, luminoso, di vera rilevanza spirituale…”.
Non sappiamo chi sia l’autore, sebbene alcuni sostengano che dovrebbe essere attribuito al
famoso predicatore Jacques Bénigne Bossuet (1627-1704). Né sappiamo a chi il sermone fosse
rivolto, anche se alcuni, senza alcun indizio di prova, sostengono fosse destinato a un monastero di
suore di clausura. Sappiamo, con certezza, che fu scritto nel XVII secolo, il secolo della
codificazione del Misticismo, quando da aggettivo “mistico” diventa sostantivo. L’Amore di
Maddalena è fondamentalmente un testo mistico perché propone un’indicazione per perdersi. Alla
Maddalena viene chiesto di perdersi, smarrirsi, di dimenticare la propria identità, di sottrarsi a se
stessa, di non avere più alcun dominio su di sé, per potersi perdere in chi lei insegue e dal quale è
inseguita.
Ed è un testo mistico in forma di manuale di seduzione. Il Cristo che seduce Maddalena
sembra essere il prototipo di Johannes, il protagonista del “Diario del seduttore” di
Søren Kierkegaard del 1843, il quale cerca di dominare il corpo e la mente della sua innamorata e,
quando è in suo potere, l’abbandona. A differenza di Johannes, il Cristo di “L’amore di
Maddalena” non cerca il potere sulla donna. Come Johannes, e prima di Johannes, pretende che
Maddalena si innamori di lui in modo totale, e quando la donna abbandona tutto per lui, la respinge:
– Non mi toccare – le grida. Ma non perché sazio della conquista e del potere che ha su di lei. Il
Cristo dell’anonimo francese non intende fare della Maddalena una “mancanza ad essere”. Non
vuole che, a causa della sua assenza, la donna intoni un canto nostalgico per l’oggetto perduto. Non
la condanna allo struggimento, a essere posseduta da un desiderio che aspira a realizzare ciò che le
manca, costringendola a dirigersi verso tutti quegli oggetti immaginari che la illudono di colmare la
mancanza. Al contrario, il Gesù de “L’amore di Maddalena” la respinge per “eccitare l’amore”,
non per “saziare l’amore”. Vuole che Maddalena si perda e smarrisca nella forza, nella spinta, nel
carattere indomito dell’amore, perché goda dell’atto di amare al di là dell’oggetto che lo ha fatto
sorgere.
Il velo calato dall’alto dividerà Maddalena, interpretata da Livia Castellini, da Gesù –
interpretato dal contrabbasso di Giulio Corini – per sottolineare l’impossibilità del rapporto tra i
due amanti e per evidenziare l’urlo del corpo di Maddalena che non accetta “la tirannia dell’amore,
divino, nei tempi dell’esilio” e la sua posticipazione nell’aldilà: “Verrà il giorno dell’eternità e
allora lo vedrò? lo amerò? Gioiremo insieme? vivremo per i secoli dei secoli?”.

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