Effetto-Covid sui fatturati degli artigiani. La Bassa regge meglio. L’indagine dell’Associazione Artigiani

Quel che s’è perso ormai se n’è andato. L’attesa è che i mesi a venire possano essere migliori di quanto ad oggi è dato prevedere. E’ la sintesi che non dà adito a troppe speranze che si ricava leggendo i risultati dell’indagine condotta dall’Associazione Artigiani fra 1500 associati e riferita agli andamenti dei primi sei mesi del 2020 con qualche previsione da qui a fine anno.

Va da sé che il semestre che abbiamo alle spalle è stato un terremoto. L’indagine condotta dal Centro studi Lino Poisa guidato da Enrico Mattinzoli, mette a nudo – con dovizia di particolari e un livello di approfondimento non usuale – i disastri economici che il Covid ha portato. L’indagine, come dal 2016, è stata condotta con criteri di rilevazione unici: 1500 artigiani associati a copertura delle 14 aree in cui è stata suddivisa la nostra provincia e per 12 settori di attività. La qualità e la quantità della rilevazione fa ben dire al presidente dell’Associazione Artigiani, Bortolo Agliardi, che  “lo studio è strumento per le imprese, gli operatori economici, le Università e i pubblici amministratori”.

E dunque: come sono arrivate all’estate le nostre aziende artigiane? Dire sfinite è un eufemismo. Il dato che più impressiona è il crollo verticale del fatturato. Due mesi di lockdown hanno fatto diminuire nel semestre i ricavi per il 77% delle 1500 imprese intervistate (un dato che si compara con il 24% del secondo semestre 2019) con punte che arrivano al -94% nei settori dell’autoriparazione, autotrasporto (-89%) e della meccanica (-86%). La zona che appare più colpita è quella dell’Oglio Ovest seguita da Garda e città, mentre l’area che più ha tenuto in termini di fatturato è stata quella della Bassa Bresciana Occidentale dove  solo, si fa per dire, il 60% delle aziende dell’intero campione ha registrato un calo del fatturato. In un quadro così complicato vi sono settori dove alcune aziende riescono a crescere: nell’alimentare, ad esempio, il 73% delle aziende registra un calo ma c’è un 16% che si dichiara stabile e l’11% è in crescita. A livello generale, solo il 3% dei 1500 artigiani intervistati ha registrato un aumento delle vendite nel semestre.

I costi delle materie prime e dei servizi seguono in linea generale l’andamento imposto da un mercato più che debole e quindi registrano quotazioni generalmente stabili nel 69% dei casi ma con la sorprendente eccezione di barbieri e parrucchieri che nel 63% dei casi dichiarano un aumento di costi e servizi, seguiti da editoria (33%) e alimentari (31%) mentre è degli autotrasportatori  (11%) il dato con la maggiore diminuzione.

Se questo è il quadro del semestre ormai archiviato, non manca qualche inquietudine sulla fine dell’anno. Resta evidentemente forte un elemento di incertezza che – come sottolinea il presidente Bortolo Agliardi – si ripercuote sulle previsioni di investimenti in macchinari e attrezzature che risulta stabile per il 52% delle aziende intervistate e in diminuzione per il 32% con punte per il settore tessile del 50% e del 45% per la meccanica. Due settori, in particolare quest’ultimo, che per Brescia e provincia rappresentano una buona fetta del nostro manifatturiero.

 

 

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