“Imprevisti Digitali” (commedia, 106’ minuti) al Cinema Sereno

“Imprevisti Digitali” è un film di Benoît Delépine, Gustave Kerver con Blanche Gardin, Denis Podalydès, Corinne Masiero, Benoît Poelvoorde.

In un quartiere periferico seguiamo le vicende di tre vicini di casa alle prese con il mondo dei social media. Marie, che vive da sola dopo che il figlio adolescente è andato a vivere con l’ex marito, si trova coinvolta nel tentativo di far cancellare dalla rete un video che la riprende in attività sessuale. Bertrand, che non sa resistere alle chiamate di una certa Miranda che chiama da un call center, al contempo cerca di proteggere la figlia che è vittima di cyberbullismo. Christine, che ha perso il lavoro a causa della sua dipendenza dalle serie tv, si è messa ora nel giro del trasporto Uber ma ritiene che la valutazione che le viene attribuita sia nettamente inferiore alla qualità delle sue prestazioni come autista. Da soli hanno poca speranza di ottenere risultati positivi. Ma se si coalizzassero?

La sinossi potrebbe dare l’impressione che questo film, frutto della coppia Delépine-Kerven, sia una sorta di film drammatico apocalittico dove gli individui in lotta contro le multinazionali della comunicazione mettono in atto terribili vendette. Non è così. Siamo dinanzi a una piacevolissima commedia in cui ognuno, almeno in parte, può riconoscersi nella propria quotidianità. I due registi/sceneggiatori hanno di fatto portato alle estreme (e ahimè reali) conseguenze una situazione che avevano proposto nel loro Mammuth. Là un Depardieu in età di pensionamento cercava di ricostruire le contribuzioni versate dalla diverse realtà aziendali presso cui aveva lavorato in età giovanile.

Giunto in una di queste ditte si sentiva rispondere da un addetto che per ottenere soddisfazione ai propri quesiti doveva “andare sul sito”. La replica di Depardieu era: “Ma io ci sono sul sito”. La virtualità (eravamo nel 2010) iniziava già a contare più della presenza fisica. I tre protagonisti di un decennio dopo si ritrovano a lottare contro mulini a vento la cui collocazione reale è quasi ipotetica e comunque molto lontana e (quasi) irraggiungibile. Quanto è difficile far cancellare un video per il quale si è stati ricattati e c’è ‘qualcuno’ a cui potersi rivolgere? La persona la cui voce ti ha affascinato e che ti chiama ogni giorno sarà mai fisicamente incontrabile? Perché le valutazioni che ricevi in rete contrastano con la consapevolezza della tua buona condotta lavorativa mentre sei consapevole che ci sono organizzazioni che influenzano a pagamento i giudizi? (In “Bacio feroce” ad esempio Roberto Saviano spiega come la camorra possa far salire o scendere le valutazioni di un esercizio pubblico). (MYMOVIES)

Imprevisti digitali è una farsa deliziosa che distrugge ogni tragica certezza della contemporaneità appallottolando tutte quelle ovvietà scontate, una volta si diceva “borghesi”, nel tempo di un paio di battute o di rapide gag. Già perché nel loro incedere volonteroso e luddista, ma ancora dipendente da filmati, chiamate e sguardi dal web/4G, verso la casa madre dove si nascondono i dati personali, i tre protagonisti sfiorano ogni elemento culturale e comunicativo condiviso obtorto collo dalle masse popolari odierne, oramai trasformato in ossessione. Maria dal suo cucinotto incrocia il cameo di un affezionato attore della ditta Delepin/Kervern, il comico Benoit Poelvoorde, qui in veste di un tragicomico, sfruttatissimo, corriere “Aliamazon” (in questi due minuti c’è tutto il terrificante significato del “lavoro dipendente” nell’evo neoliberista, chapeau); la confessione in automobile di Christine sulla sua dipendenza alle serie ha una tempistica comica da ribaltarsi sulla sedia; Bertrand, nel suo fitto dialogare con la voce di donna al telefono fornisce un aggiornamento dell’uso di liquido seminale da Tutti pazzi per Mary. Imprevisti digitali è così una lama tagliente, irridente e politica sulle sovrastrutture che governano inconsciamente il nostro comune agire, ed ha dalla sua anche una certo ruvido, dignitoso, verace legame affettivo con i personaggi che mette in scena. La regia, a livello stilistico, infine, non disdegna la porosità dei nuovi mezzi digitali (la videocamera di telefonini, ad esempio) per sintetizzare sguardo generale degli autori e lo specifico dei protagonisti. I brani di Daniel Johnston, artista cult, scomparso nemmeno un anno fa, autentica scheggia bipolare ed eversiva del mondo musicale statunitense, chiudono il cerchio tempestando il racconto di contrappunti sonori inattesi, creando un cinema apparentemente kitsch, nostalgico, amatoriale, ma nella sostanza terribilmente acuto, formalmente consapevole e spudoratamente contemporaneo. Con un’apparizione fulminante e suicida di Michel Houellebecq. Leone d’argento all’ultimo festival di Berlino. (IL FATTO QUOTIDIANO)

Non è sempre facile trattare al cinema il tema della comunicazione digitale e dei possibili danni collaterali di internet. Molti autori ci hanno provato: da The Social Network di Fincher a Pulse di Kiyoshi Kurosawa passando per Lo and Behold di Herzog e Disconnect di Rubin, il tentativo è sempre stato quello di analizzare una delle caratteristiche del mondo del web provando a coglierne gli aspetti problematici e le conseguenti ricadute sociali. Solitamente la direzione che questi film intraprendono, seppur con stili e sensibilità differenti, è quella dell’artificiosità dei rapporti telematici, descritti come falsi, disumanizzanti e talvolta pericolosi (soprattutto per le nuove generazioni che si lasciano facilmente irretire nelle maglie della social-comunicazione). Da questo punto di vista, Imprevisti digitali di Benoit Délepine e Gustave Kervern si muove in una direzione opposta (ma complementare). Il film racconta con i toni riflessivi della commedia francese la vita di tre vicini di casa: Marie (Blanche Gardin), Bertrand (Denis Podalydès) e Christine (Corinne Masiero). Marie è una madre disoccupata che cerca di riallacciare i legami con il proprio figlio adolescente e che, dopo una serata particolarmente movimentata, viene ricattata con un sex tape da un giovane ragazzo con il quale ha fatto l’amore; Bertrand, invece, cerca di difendere la figlia tredicenne vittima di cyberbullismo inondando Facebook di raccomandate e proteste e, nel corso della storia, si innamora della voce di una centralinista di un call-center delle Mauritius; Christine, infine, è un’autista freelance che dopo aver visto il proprio matrimonio fallire a causa della sua dipendenza dalle serie tv, tenta in tutti i modi di aumentare il proprio rating digitale ormai stabile a una stella su cinque. In questo film, dunque, i protagonisti non sono adolescenti problematici o geni informatici in cerca di successo, bensì tre vicini di mezz’età che vivono in un qualsiasi sobborgo della provincia francese e che entrano in contatto con le insidie e i problemi del mondo digitale in maniera accidentale. I protagonisti, infatti, non conducono una vita particolarmente smart o tecnologica, ma vengono comunque intrappolati dalle insidie di internet: accettare illeggibili cookie, inserire i codici captcha, cercare di vendere il mobilio online o ottenere finanziamenti vantaggiosi sul web, solo solamente i primissimi passi iniziatici che i personaggi compiono verso un mondo che percepiscono come altro e di cui non conoscono le regole. Questo perché la loro amicizia, per quanto precaria e fragile, è fatta di strette di mano, di birre stappate, di viaggi in macchina, di favori, confidenze, abbracci e parole. Niente social, niente e-mail o notifiche: Marie, Bertrand e Christine sono uomini e donne che pulsano di una vitalità e di un’ingenuità d’altri tempi che non emerge attraverso i tweet, ma con l’abusiva e scanzonata occupazione di una rotonda sulla principale superstrada della cittadina– magari rispolverando il vecchio gilet jaune della protesta con tanto di slogan e cartelloni. Un altro aspetto originale del film è l’attenzione che Délepine e Kervern dedicano al tessuto socio-economico e all’estrazione proletaria dei tre vicini di casa. Marie e Bertrand, infatti, pur essendo sommersi dai debiti e non riuscendo a pagare le bollette, si lasciano comunque raggirare dai call center, dalle presunte offerte telefoniche e il mondo di internet, anziché divenire l’Eldorado dell’emancipazione economica, si trasforma in un luogo impervio e incomprensibile dove tutti sono pronti a derubarti con piccoli stratagemmi e inganni. Lontano dall’essere uno strumento di realizzazione personale e lavorativa, il web tratteggiato in Imprevisti digitali è uno stato di natura artificiale dove il più competente, il più seguito e il più apprezzato approfitta del debole e dell’ignorante. Poco importa se nemmeno una stramba “divinità” che sfrutta l’energia eolica per produrre bitcoin riesce a risolvere il problema e aiutare i deboli: alcuni algoritmi, come sperimenteranno Marie e Bertrand sulla loro pelle, vanno oltre le buone intenzioni. Nel complesso, il film di Délepine e Kervern è un’opera fresca e originale che sfrutta i toni comici della commedia per affrontare il vasto e complesso tema del mondo digitale partendo dalle esperienze e dai vissuti di tre vicini disfunzionali che, alla fine, tornano a comunicare nell’unico modo efficace che conoscono: senza fili. (CINEFORUM)

Programma:

SABATO 15: ORE 18,30

DOMENICA 16: ORE 19,45

LUNEDI’ 17: ORE 19,45

Interi 6€ – Socicoop, spicgil 5€ – Videoamici, 4€ – Ridotti bambini e ragazzi fino ai 17 anni 2€

E’ gradita e consigliata la prenotazione prenotazionicinemasereno@gmail.com oppure su WhatsApp 3534105256

Prossimamente: Nomadland, Corpus Christi, Hasta la vista, Gloria Mundi..

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