Sversamenti di fanghi tossici nei campi: presentata interrogazione del M5S regionale
«La notizia dello spandimento di fanghi tossici sversati nei campi agricoli di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna è gravissima. Per questo motivo ho depositato un’interrogazione a mia prima firma sulla questione». A dirlo è il consigliere regionale Dino Alberti che insieme ai suoi colleghi del M5S ha presentato l’atto.
«Da anni seguo con molta attenzione il tema dell’utilizzo in agricoltura di reflui zootecnici, fanghi e gessi di defecazione. Le ultime indagini appena portate a termine dai carabinieri Forestali del gruppo di Brescia coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica Mauro Leo Tenaglia, confermano però che c’è ancora molto da fare per arginare il fenomeno».
«12 milioni di euro di profitti illeciti portati avanti da 15 indagati, 150mila tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli. Fatti terribilmente preoccupanti per l’ambiente e la salute. Per questo motivo è assolutamente necessario aumentare i controlli sugli spandimenti. Ma sarebbe anche di fondamentale importanza una revisione e un aggiornamento a livello statale della normativa sull’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura così come l’individuazione di norme che equiparino l’utilizzo dei gessi di defecazione a quello dei fanghi».
«Ma tutto questo potrebbe non bastare. Vanno infatti inasprite le pene dei reati ambientali oggi troppo blande attuando il disegno di legge “Terra Mia” che l’ex Ministro Costa aveva tentato di portare in consiglio dei Ministri ma che aveva trovato sempre l’opposizione dei Ministri renziani. Su tutti, l’allora Ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova, fortemente contraria perché evidentemente portatrice di interessi di quella parte del mondo imprenditoriale che nella tutela ambientale vede solo un ostacolo».
«Dalla stampa leggiamo inoltre che la WTE, la ditta bresciana al centro dello scandalo, era stata più volte diffidata dalla Provincia per irregolarità delle lavorazioni. Oggi la norma nazionale consente ad impianti non in regola di continuare a lavorare dandogli fiducia con la speranza che le irregolarità prima o poi verranno corrette. Così ci si ritrova con impianti che continuano a inquinare anche dopo una serie di diffide ricevute. Come ho più volte sollecitato, la norma va cambiata imponendo che l’autorizzazione debba essere revocata dopo tre diffide comminate dall’ente di controllo nell’arco di cinque anni. Mai più casi come quello della WTE!».
«In Regione Lombardia – spiega Alberti – la nuova programmazione in materia di rifiuti è invece attualmente in fase di Valutazione Ambientale Strategica e il nuovo piano non sarà approvato nell’immediato. Per questo motivo la Regione, in attesa dell’aggiornamento della normativa statale e dell’approvazione definitiva della revisione del Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti, dovrebbe adottare dei provvedimenti per limitare l’utilizzo dei gessi. Così facendo si riuscirebbero ad evitare i potenziali danni che queste sostanze, quando non opportunamente tracciate e controllate, portano ai campi».
«Se a questi ritardi aggiungiamo che l’Assessore all’Agricoltura della Regione Fabio Rolfi si dichiara soddisfatto della sua scelta di vietare lo spandimento dei soli fanghi in alcuni comuni, capiamo che la situazione in Lombardia in fatto di prevenzione è molto critica. All’Assessore Rolfi va ricordato che nell’inchiesta non sono considerati i fanghi ma quella che è una loro evoluzione ossia i gessi di derivazione dai fanghi di depurazione dopo un trattamento con calce e acido solforico. Per questi motivi la “scelta lungimirante” di cui si vanta Rolfi non ha inciso in alcun modo nel limitare l’attività criminosa di questi delinquenti».
«I dati ISPRA – prosegue il consigliere bresciano – ci dicono che la Lombardia riceve ogni anno 800mila tonnellate di fanghi di depurazione e 12 milioni di tonnellate di rifiuti speciali da fuori regione. In altre parole la Lombardia gestisce gli escrementi di un italiano su 3. L’ennesimo business che tanti spacciano per essere “green” ma che io da sempre definisco “nero” visto che ha arricchito, e continua a farlo, le tasche di pochi a danno dell’ambiente e della salute di molti».
«La provincia di Brescia è il centro di questa nuova e scandalosa inchiesta. Il mio primo pensiero va al corpo delle Guardie Ecologiche Volontarie il cui supporto per questo territorio è fondamentale ma che non è operativo da oltre due anni per decisioni esclusivamente politiche. Sto incalzando da mesi sia la Regione che la Provincia di Brescia affinché questa importante attività di vigilanza riprenda al più presto e lo faccia a pieno regime e non, come molti vorrebbero, privati della competenza dei controlli in materia di spandimenti illeciti sui terreni. Va però ringraziato e riconosciuto il ruolo di tutto il personale ARPA e dei Forestali che hanno portato a termine questa operazione e che contribuirà, ne sono certo, a mettere a nudo una fitta rete di rapporti oscuri tra imprenditori, politici e funzionari pubblici».
«Sui fatti delle attività illecite della WTE verte l’interrogazione a mia prima firma. Tra le numerose questioni che sono andato a trattare, diverse anche di carattere nazionale, ho chiesto di fare luce sul ruolo del funzionario pubblico al centro dell’inchiesta al fine di poter ricostruire la rete di rapporti che il soggetto ha avuto con le altre istituzioni pubbliche e allontanare immediatamente chiunque abbia ottenuto benefici personali e illeciti».
«Come ultima cosa, a tutela della popolazione sarebbe opportuno procedere a segnalare e delimitare con segnali e cartelli gli oltre 3.000 ettari di terreni inquinati e bisogna muoversi rapidamente per la stesura di un progetto di campionamento e bonifica di questi terreni anche utilizzando sistemi innovativi come le tecniche di biorisanamento o, nel peggiore dei casi, con l’esproprio perpetuo dei terreni per la realizzazione di boschi che diventino monumento alla crudeltà umana contro la salute e l’ambiente».
