Caccia chiusa in Lombardia

“Quanto accaduto è una débâcle senza appello per chi si è affidato alla strategia di approvare il calendario venatoria all’ultimo minuto, forse nella inconsistente convinzione che il TAR non intervenisse così come è intervenuto”.  Così Floriano Massardi, consigliere regionale e vice capogruppo della Lega al Pirellone, all’indomani del decreto monocratico cautelare del TAR di Milano che per la prima volta nella storia di Regione Lombardia ha sospeso l’attività venatoria su tutto il territorio regionale.

“Era da mesi che il sottoscritto – sottolinea Floriano Massardi – in condivisione con le associazioni venatorie, chiedeva che il calendario venatorio fosse approvato con un congruo margine rispetto all’apertura della caccia, così che a fronte dei ricorsi delle associazioni contrarie alla nostra passione, ci sarebbe stato il tempo per una discussione davanti ai giudici. E invece è emersa, ancora una volta, la non disponibilità all’ascolto da parte degli uffici competenti, come spesso avviene quando propongo emendamenti in materia venatoria.

Siamo tutti d’accordo che i pareri di ISPRA stanno assumendo una valenza sempre maggiore dinanzi agli occhi dei TAR, ma devo dire che questa volta, rispetto alle annate precedenti, il calendario venatorio regionale nei suoi scostamenti al parere di ISPRA era comunque ben motivato. Non sono in grado di pronosticare gli esiti di un eventuale giudizio al TAR, ma almeno ci sarebbe stato un dibattito tra Regione e sigle ambientaliste. ll tordo bottaccio si sarebbe aperto come richiesto da ISPRA al 2 ottobre? Può darsi ma di sicuro la caccia non sarebbe sospesa come adesso. La chiusura dell’attività venatoria è stata quindi determinata da una strategia completamente errata: il risultato è il decreto emesso dal Presidente del TAR Milano che ha chiuso la caccia, applicando il principio di precauzione e senza neanche ascoltare Regione Lombardia.”

“I danni purtroppo – continua Massardi non sono solo per i cacciatori, ma per tutto il comparto che vi gira attorno: quello armiero, dei mangimi, dell’abbigliamento, ecc., che contribuisce alla crescita del PIL ed al sostentamento di tante famiglie. Temo inoltre che questa decisione non si limiti solo a questi giorni di chiusura della caccia ma avrà strascichi sulla credibilità nella continuazione futura dell’attività venatoria: tutti dobbiamo fare la nostra parte per far sì che ciò non accada. Ora tocca alla Regione rimediare ad una strategia e a delle scelte in termini di tempo che purtroppo si sono rivelate disastrose. Non ci sono più scuse. Qualcuno che ha assunto certe decisioni dovrà prendersene la responsabilità istituzionale e soprattutto politica. Dovrà chiedere scusa ai cacciatori per l’errore commesso e per le tasse puntualmente versate come ogni anno”.

“Non mi nascondo dietro un dito o a alle solite frasi di circostanza – conclude Massardi – ma nel solco della legittimità nell’ambito delle mie funzioni consiliari che la legge mi attribuisce, chiederò che chi ha sbagliato non si occupi più di gestire la caccia.”

 

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