Anca Vasile Caraman, I Capricci di Paganini con accompagnamento di pianoforte di Robert Schumann

Il 9 giugno del 1817 Paganini firmò una scrittura privata con l’editore Ricordi nella quale si impegnava a non pubblicare presso alcun altro editore, né di Milano né europeo, le cinque opere che gli aveva appena ceduto e che gli erano già state regolarmente pagate, e cioè i 24 Capricci per violino solo op. 1, le Sonate per violino e chitarra opp. 2 e 3 e i Quartetti con chitarra op. 4 e 5. Nulla sappiamo delle trattative che precedettero e accompagnarono questa pubblicazione, né di quando i 24 Capricci furono composti. Ricordi li pubblicò, insieme con le Sonate e i Quartetti, solamente nel 1820, quindi tre anni dopo che Paganini glieli aveva ceduti, il che fa pensare che forse qualcosa non fosse andato tanto bene nei rapporti tra l’editore e il musicista.

I 24 Capricci op. 1 di Niccolò Paganini non suscitarono inizialmente un grande scalpore presso la stampa specializzata; furono però ristampati a Lipsia da Breitkopf & Härtel già nel 1823, quindi piuttosto a ridosso della prima edizione italiana, e, verosimilmente nel 1825, da Richault a Parigi. In realtà, si tornò a parlare nuovamente di loro solo quando, a partire dalla primavera del 1828, Paganini iniziò la sua lunga tournée che lo portò trionfalmente in tutte le maggiori capitali musicali europee e lo trasformò, da fenomeno esclusivamente locale, circoscritto all’ambito italiano, a star internazionale; e del resto i Capricci furono per lunghissimo tempo l’unica opera paganiniana di carattere virtuosistico disponibile, perché il violinista genovese, gelosissimo delle sue composizioni e timoroso di essere copiato, si guardò bene, finché fu in vita, di dare alle stampe i suoi Concerti e i suoi Temi con Variazioni.

L’apparizione del violinista genovese sulla scena musicale europea ebbe, come è noto, un effetto decisivo sulle carriere musicali di due dei più importanti compositori dell’Ottocento romantico: Robert Schumann e Franz Liszt. Solo dopo aver ascoltato Paganini in un concerto a Francoforte sul Meno, nel 1830, infatti, Robert Schumann decise una volta per tutte di diventare musicista e virtuoso di pianoforte, abbandonando per sempre gli studi di legge. Due anni dopo Schumann, nel 1832, anche Franz Liszt, dopo aver assistito a un concerto parigino di Paganini, fu preso da un incontenibile entusiasmo e decise di rinnovare completamente la propria tecnica nel segno di un virtuosismo trascendentale di pretta marca paganiniana. Anche per Liszt, come per Schumann, la scoperta di Paganini fu un eventocatalizzatore capace di suscitare nuove energie, rafforzare convinzioni, aprire nuovi orizzonti. Per entrambi i musicisti, pure così diversi per indole e temperamento, Paganini non rappresentava semplicemente un fenomenale virtuoso del violino, fosse pure il più straordinario mai apparso sulla scena: egli era, piuttosto, l’incarnazione vivente del più romantico dei miti, quello dell’“andare oltre” i limiti stessi di ciò che è fisico, in un anelitoall’infinito che portava con sé una continua “sfida all’impossibile”. Liszt e Schumann scelsero dunque di confrontarsi subito, anche se da angolazioni diverse, con l’opera più emblematicadel musicista genovese, i 24 Capricci op.

1. Nel 1831/2, dopo aver tentato inutilmente di portare a termine una Fantasia per pianoforte e orchestra su temi paganiniani, Schumann compone e pubblica i suoi 6 Studi dai Capricci di Paganini op. 3, seguiti qualche tempo dopo dai 6 Studi op. 10, che appaiono a stampa nel 1833, mentre nel 1838 Liszt pubblica la prima versione, di una difficoltà quasi insormontabile, delle sue Études d’exécution transcendante d’après Paganini.

Sulla rivista di cui era direttore, la «Neue Zeitschrift für Musik», Schumann dedicò un certo spazio alla sua stessa op. 10 con una autorecensione molto illuminante, pubblicata nel 1836, che ci fornisce un’utile chiave di accesso ai criteri che avevano sovrinteso alla realizzazionedella raccolta. «Credo che Paganini stesso», scrive Schumann, «stimi di più il proprio talento compositivo del suo eminente genio virtuosistico. Se pure, almeno finora, si può non esseredel tutto d’accordo con lui, bisogna comunque riconoscere che nelle sue composizioni (e soprattutto nei Capricci per violino, da cui sono tratti gli Studi di cui stiamo parlando e chesenza eccezione sono stati concepiti e portati a compimento con rara freschezza e facilità) si trova una tale quantità di diamanti che un’incastonatura più ricca, quale è quella richiestadal pianoforte, non potrà che rafforzare, anziché indebolire, tali qualità».

Più che tentare di trasferire sul pianoforte il virtuosismo estremo di Paganini, come farà Liszt, Schumann cerca di ricreare sul suo strumento lo spirito poetico dei Capricci, assimilandoli così con la sua trascrizione al nascente movimento romantico. Ne fa, per così dire una cosa sua, al punto che chi non conoscesse gli originali potrebbe benissimo scambiare queste pagine, o almeno alcune di esse, per opere schumanniane originali.

Gli adattamenti pianistici dei Capricci non furono l’ultimo dei contributi offerti da Schumann alla causa di Paganini. Nella primavera del 1855, nella casa di cura di Endenich, a Bonn, dove era ricoverato in seguito all’acutizzarsi dei suoi problemi psichici e al tentato suicidio del 27 febbraio 1854, Schumann scrisse quelle che forse sono le sue ultime pagine musicali dotate di un senso compiuto; e cioè gli accompagnamenti pianistici ai Capricci del musicista genovese. Nei suoi ultimi anni di attività, in effetti, Schumann aveva manifestato un interesse crescente per il violino, concretizzatosi, nel 1851, nella composizione delle due Sonate per violino e pianoforte op. 105 e op. 121, e due anni dopo nella Fantasia op. 131 per violino e orchestra e, soprattutto, nel bellissimo e misconosciuto Concerto in Re minore per violino e orchestra. In questa stessa epoca Schumann abbozzò l’accompagnamento pianistico per il 24° Capriccio di Paganini. Dopo il ricovero a Endenich, nella primavera del 1855, con la mente già gravemente turbata, Schumann chiese che gli fosse portato nella casa di cura dove soggiornava lo spartito dei Capricci di Paganini e lì compose l’accompagnamento di pianoforte per tutti e 24 i brani; lo spartito fu ritrovato da sua moglie Clara nelle sue carte solo dopo la sua morte e fu pubblicato per la prima volta nel 1930. Questa composizione, che costituisce il pendant per l’analogo accompagnamento alle Sonate e Partite per violino solo di Bach, che Schumann aveva composto qualche tempo prima, ha un alto valore simbolico, prima ancora che storico e musicale. È come un cerchio che si chiude. Paganini aveva segnato l’inizio della carriera di musicista professionista di Schumann; e adesso, in questa triste primavera del 1855, ne segnava anche la fine. Ricordiamo ancora una volta le parole che Schumann aveva usato diciannove anni prima nella sua autorecensione dell’op. 10: nei Capricci «si trova una tale quantità di diamanti che un’incastonatura più ricca, quale è quella richiesta dal pianoforte, non potrà che rafforzare, anziché indebolire, tali qualità». Col suo accompagnamento pianistico Schumann celebrava ora il suo personale tributo al musicista tanto ammirato, fornendo ai Capricci proprio quella più ricca «incastonatura» che l’Ottocento romantico, col suo horror vacui nei confronti della musica per violino solo, riteneva presso ché indispensabile per una loro esecuzione in sede concertistica. L’esempio di Schumann, tenuto nel cassetto dalla moglie Clara per motivi che solo lei avrebbe potuto spiegare, non rimase isolato: altri celebri violinisti, tra cui Ferdinand David e Fritz Kreisler, sentirono il bisogno di realizzare degli adattamenti dei Capricci con accompagnamento di pianoforte per poterli eseguire nei loro concerti; questa modalità di esecuzione diventerà anzi la norma e tale rimarrà almeno fino alla seconda metà del XX secolo, al punto che si dovrà attendere fino al 1950 per trovare la prima incisione integrale, ad opera di Ruggiero Ricci, di tutti i 24 brani nella loro versione originale per violino solo, dunque senza il pianoforte.

 

Anca Vasile Caraman è nata in Romania e ha cominciato a studiare il violino all’età di 5 anni presso la sua città natale, Tulcea con prof. Mioara Prisada e Alexandru Piculeata, frequentando successivamente il liceo musicale “George Enescu” seguita da prof. Olivia Papa, Cornel Micuț e Valeriu Rogacev e l’Università Nazionale di Musica a Bucarest con il prof. Octavian Rațiu fino al 2005, con laurea e master universitoario. Nel 2006 inizia gli studi presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, iscrivendosi al corso di Alto Perfezionamento di Violino, studiando con Domenico Nordio e diplomandosi successivamente nel 2009. Vince 9 premi nazionali in Romania e 3 premi internazionali, l’ultimo dei quali vinto nella categoria solisti “Rovere d’Oro 2010”. Ha partecipato a grandi concorsi internazionali come il “Queen Elisabeth “a Bruxelles, il “Violin Masters” a Montecarlo e ha suonato nel ruolo di solista con orchestre in Romania e Italia. Ha partecipato a numerose masterclass di violino e direzione d’orchestra con: Yuri Torcinsky, Mark Lubovsky, Nabueko Aseada, Giulio Franzetti, Kim Nam Num, Yvry Gitlis, Ion Voicu, Stefan Gheorghiu, Helena Bondarenko, Umberto Benedetti Michelangeli, Gilberto Serembe, Riccardo Muti. Ha svolto attività concertistica in numerose produzioni in Italia e Romania, nonché in Francia, Moldavia, Germania, Svezia, Svizzera, Danimarca, Giappone, Cina, Paesi Bassi, Belgio e Inghilterra. Ha registrato 15 CD e un DVD per le case discografiche Phoenix, Brilliant Classics, Bam, Stradivarius Italia e Movimento Classical. Sta seguendo un dottorato di ricerca con il tema “Punti di rilievo violinistici nella creazione di Max Reger”, in Interpretazione Musicale all’Università Nazionale di Musica di Bucarest (Romania) sotto la guida del prof.dr.univ. Șerban Dimitrie Soreanu. E studente al Conservatorio di Parma nella classe di composizione del prof. Luca Tessadrelli.

 

PROGRAMMA
NICCOLÒ PAGANINI 24 CAPRICCI PER VIOLINO SOLO
N.1 in E major: Andante Caprice
N.2 in B minor: Moderato
N.3 in E minor: Sostenuto, Presto, Sostenuto
N.4 in C minor: Maestoso
N.5 in A minor: Agitato
N.6 in G minor: Lento
N.7 in A minor: Posato
N.8 in E flat major: Maestoso
N.9 in E major: Allegretto
N.10 in G minor: Vivace
N.11 in C major: Andante, Presto, Andante
N.12 N. 12 in A flat major: Allegro
N.13 N.13 in B flat major: Allegro
N.14 N:14 in E flat major: Moderato
N.15 in E major: Posato
N.16 in G minor: Presto
N.17 in E flat major: Sostenuto, Andante
N.18 in C major: Corrente, Allegro, Corrente
N.19 in E flat major: Lento, Allegro assai
N.20 in D majo: Allegretto
N.21 in A major: Amoroso, Presto
N.22 in F major: Marcato
N.23 in E flat major: Posato
N.24 in A minor-Tema con Variazioni: Quasi Presto

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