Tutti i rifiuti umidi della provincia di Brescia a Bedizzole-Calcinato
Il Comitato Cittadini di Calcinato e Laboratorio Ambiente scrivono al Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, alla Regione Lombardia e alla Provincia di Brescia, trasmettendo la nuova relazione ancor più critica della precedente, della Società “Terra”, commissionata dal Comune di Bedizzole. La richiesta degli ambientalisti è di dare un secco Stop all’impianto. “L’impianto di A2A non può e non deve sorgere in quell’area, già satura di impianti, trattamento rifiuti e discariche”, affermano Laura Corsini e Attilio Bonetta.
La nuova Relazione di “Terra” evidenzia come siano ancora in essere tutte le criticità rilevate nella precedente Relazione, risalente ad agosto 2017 (titolo “Analisi critica del Studio di Impatto Ambientale del progetto di realizzazione e messa in esercizio di un “nuovo impianto di valorizzazione della FORSU per la produzione di compost e di biometano” da realizzarsi in Loc. Fusina nel comune di Bedizzole – BS”). Tra le criticità si segnala anche la produzione e l’emissione in atmosfera di gas serra e climalteranti.
Rileviamo come gli impianti per la produzione di biometano siano catalogati dalla normativa come “Industrie insalubri di prima categoria”.
Il progetto del nuovo impianto di A2A a Bedizzole, prevede un limite 18 di ammoniaca nelle emissioni in atmosfera, quando la Legge prevede 5 (l’azienda, nel suo progetto per la VIA chiede di immettere in atmosfera 18 mg/m3 di ammoniaca, contro i 5 previsti dalle normative, tra cui la DGR Lombardia n° 12764 del 12 aprile 2003).
La zona, come accennato, è già estremamente satura di impianti, di discariche e di realtà di trattamento rifiuti ad elevato impatto ambientale. Ciò nonostante non è stato realizzato alcuno studio relativo all’indice di pressione, la cui cogenza è stata ribadita recentemente dal Consiglio di Stato.
Il nuovo impianto per trattare, inizialmente, 75 mila tonnellate anno di rifiuti umidi urbani, FORSU e per produrre Biogas, è duramente criticato nel documento elaborato dai tecnici dello Studio “Terra srl”.
Il sito prescelto per l’impianto è un’area archeologica “a rischio medio alto” secondo quanto messo nero su bianco dalla Soprintendenza Archeologica, delle Belle Arti e del Paesaggio delle Province di Brescia e di Bergamo, in occasione della scorsa Conferenza dei Servizi, convocata presso la Provincia di Brescia lo scorso 18 giugno. Non avendo partecipato alla Conferenza, la nota, ipercritica sull’impianto da parte della Soprintendenza, è giunta in seguito.
“Si rileva, infine, come, secondo i dettami dell’economia circolare e relative direttive europee, la frazione umida dei rifiuti urbani, come tutte le frazioni raccolte separatamente, ha un intrinseco valore economico e va assegnata quindi tramite gara di evidenza pubblica, al miglior offerente, secondo criteri di trasparenza, economicità ed efficienza. A2A che, tramite AMSA e altre controllate, raccoglie l’umido e poi lo consegna agli impianti della stessa A2A è illegittimo ed è già stato oggetto di segnalazione all’Autorità Garante per la Concorrenza del Mercato e all’ANAC.”, conclude Stefano Apuzzo, Direttore di Laboratorio Ambiente e già deputato.
