Stop all’invasione di riso asiatico in UE,scattano i dazi europei

Stop all’invasione di riso asiatico in UE. Scattano finalmente i dazi europei sul riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania (ex Myanmar), che ne hanno esportato nell’Unione Europea ben 328 milioni di chili nel 2017/18, con un aumento del 256% negli ultimi sette anni. L’Italia è il primo produttore di riso a livello comunitario con 1,40 milioni di tonnellate prodotte da circa 4 mila aziende su un territorio di 219.300 ettari, di cui oltre il 40% si trova in Lombardia, dove si contano oltre 1.800 produttori. Lo afferma la Coldiretti regionale in occasione del via libera al regolamento esecutivo della Commissione Europea che attiva la clausola di salvaguardia, dopo la scadenza dei termini previsti per l’adozione della procedura scritta.

Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di un deciso cambio di rotta nelle politiche europee rispetto agli accordi commerciali preferenziali stipulati con Paesi che spesso non rispettano le condizioni produttive ed i diritti dei lavoratori vigenti all’interno dell’Unione, con gravi danni per i produttori e rischi per i consumatori. Oltre due terzi degli arrivi riguardano la Cambogia e circa un terzo il Myanmar sotto accusa delle Nazioni Unite – riferisce la Coldiretti – per “genocidio intenzionale”, “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra” contro la minoranza musulmana dei Rohingya, costretta anche ad abbandonare i propri raccolti di riso a causa della violenta repressione da parte del governo.

Con la pubblicazione del regolamento in Gazzetta Ufficiale – spiega la Coldiretti – per gli operatori commerciali che importano nell’UE il riso lavorato e semilavorato proveniente dai due Paesi asiatici è previsto il pagamento di un dazio per un periodo di almeno tre anni, che parte da 175 euro a tonnellata nel 2019, scende a 150 euro a tonnellata nel 2020 fino a 125 euro a tonnellata nel 2021, con una possibile proroga di applicazione del dazio se giustificata da particolari circostanze.

Una misura necessaria per salvare la produzione nazionale colpita da una drammatica crisi che mette a rischio il primato italiano in Europa, dove l’Italia copre circa il 50 % dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica. “Si tratta del risultato della mobilitazione della Coldiretti nelle piazze italiane e nelle sedi istituzionali che ha portato Bruxelles a riconoscere il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso, giustificando l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni a dazio zero”, afferma il Presidente della Coldiretti Nazionale Ettore Prandini nel sottolineare che “ora occorre lavorare per estenderlo al riso non lavorato”.

L’applicazione dei dazi era attesa anche dai produttori di riso lombardi: “E’ la volta buona – dice Fabio Camisani, imprenditore agricolo con 140 ettari a Gaggiano in provincia di Milano – Era da tempo che aspettavamo questo provvedimento. Negli ultimi anni, come coltivatori italiani abbiamo sofferto parecchio l’importazione a dazio zero dall’Asia, dove il riso viene prodotto con modalità e costi molto diversi dai nostri. Speriamo di raccogliere presto segnali positivi da questa decisione”. “L’adozione della clausola di salvaguardia è finalmente una buona notizia – gli fa eco Stefano Greppi, risicoltore di Rosasco in provincia di Pavia – Ora però non bisogna fermarsi, l’Unione Europea deve fare in modo che tutti i prodotti importati dall’estero seguano le stesse regole di sicurezza in vigore a livello comunitario”.

“La decisione assunta rappresenta un importante cambio di rotta che deve riguardare tutte le produzioni poiché l’Unione Europea – conclude il Presidente Nazionale Ettore Prandini – deve vigilare affinché ogni prodotto che entra nei confini nazionali ed europei rispetti gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità con il rispetto di requisiti per  l’ambiente, la salute e il lavoro, e con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale”.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.