Bresciani e convivenza: il segreto per la felicità è l’ordine

Per il 43% dei bresciani il disordine in casa è tra le principali cause di litigi. Niente paura, con il dialogo si risolve tutto, ma occhio agli ospiti indesiderati.

Due cuori e una capanna? Sì, purché sia ordinata. La casa è, da sempre, uno dei beni più preziosi per gli italiani, da difendere da ogni attacco o pericolo: ladri e incidenti domestici possono causare danni materiali, che si possono prevenire grazie a polizze assicurative o sistemi di sicurezza, ma secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Sara Assicurazioni1, la compagnia assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia, anche il tubetto del dentifricio lasciato aperto, le luci accese in tutte le stanze, piccoli lavori domestici lasciati a metà o fatti male, o semplicemente il disordine, possono provocare conseguenze: mettono a dura prova infatti le convivenze tra le famiglie. Anche a Brescia.

Se il caos è tra le cause scatenanti per il 43% degli intervistati della città lombarda, tra le mura domestiche si litiga soprattutto per i piccoli gesti di tutti i giorni o perché si hanno visioni differenti sulla gestione della casa (49%) che presuppongano una decisione comune: si può discutere sui gestori da scegliere ma anche su come affrontare eventuali danni che possano danneggiare il proprio nido d’amore. Attenzione anche alle faccende domestiche: chi non collabora ha il 37% di probabilità di concludere la giornata con un litigio. Il 20% non tollera la violazione della propria privacy e reclama i suoi spazi personali, mentre, per il 17% dei bresciani, rumori e musiche ad alto volume sono la principale fonte di discussione.

Ci sono modi per ovviare a questi disagi e risolvere i problemi senza incorrere in spiacevoli conseguenze? Per il 66% degli intervistati sì, e la chiave per la riappacificazione è il dialogo. C’è chi cerca un compromesso (46%) e chi, molto saggiamente, accetta il rimprovero e cerca di migliorare (16%). Ci sono poi i più romantici, che cercano di addolcire la propria metà compiendo gesti gentili (23%). Fortunatamente, solo l’8% rientra nella categoria dei pessimisti cronici, di quelli che pensano che i rapporti non si risolvono mai pienamente.

Secondo la ricerca, la convivenza può essere messa a dura prova anche a causa dei rapporti con altri familiari, e non solamente con la suocera, come si potrebbe immaginare. Il 55% dei bresciani, infatti, ha ammesso di non essere disposto a convivere con altre persone della propria famiglia, senza fare distinzione tra genitori, fratelli o, appunto, suoceri. Alcuni temono di perdere la propria privacy, per altri potrebbero rappresentare solo un peso, c’è chi sostiene che sarebbero solo fonte di litigio e, addirittura, c’è chi ha dichiarato che più lontano sono e meglio è. In ogni caso, il 21% sarebbe disposto ad ospitarli solo in casi di estrema necessità e, specialmente, solo per brevi periodi (13%), legati più che altro a difficoltà economiche o a problemi di salute.

E se parenti e amici abitassero lontano e volessero fare una bella sorpresa? Anche in questo caso, i bresciani non avrebbero dubbi. Dai risultati della ricerca i bresciani non fanno distinzione tra parenti e amici: il 62% li ospiterebbe volentieri, ma solo per pochi giorni, mentre il 18% sarebbe ben contento di invitarli a pranzo o cena, a patto che a dormire vadano in albergo. Un altro 14%, infine, dichiara di essere disposto ad ospitare i parenti per tutto il tempo necessario, dimostrando di rimanere legato alla tradizione.

1Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora nel 2018 su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area geografica.

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