Laboratorio Atelier Filò dell’Ass. Dormitorio San Vincenzo

L’idea del laboratorio “Atelier Filò” nasce nel 2014 dal lavoro quotidiano di volontari ed operatori della struttura di accoglienza Casa Ozanam dell’Associazione San Vincenzo De Paoli, con l’obiettivo di creare uno spazio relazionale ed occupazionale finalizzato al reinserimento nel tessuto sociale cittadino delle donne senza dimora accolte presso tale struttura. Nel corso degli anni l’idea è stata ampliata e proposta anche agli Ospiti del dormitorio maschile e dal 2017 anche ai minori stranieri non accompagnati inseriti in dormitorio o in altre strutture della città tramite il progetto “Never alone”.

Il laboratorio Filò nasce quindi come risposta alle esigenze di reinserimento sociale che in questi anni gli operatori hanno raccolto attraverso il lavoro con gli Ospiti delle due case.

 

L’obiettivo principale è sviluppare l’imprenditorialità femminile e maschile come possibile soluzione dei problemi occupazionali di persone socialmente svantaggiate, offrendo formazione ed esperienza professionale. Il progetto si prefigge essenzialmente di gettare le fondamenta per una creazione di occupazione sostenibile, al fine di favorire l’accesso degli ospiti al mondo del lavoro e migliorarne le condizioni di vita, promuovendo il processo di “integrazione” attraverso la pratica delle funzioni essenziali proprie del “diritto di cittadinanza”.

Il Laboratorio prevede attività diurne che impegnano gli ospiti qualche ora al giorno, favorendo così una strutturazione quotidiana della giornata e la sperimentazione di contesti di vita “differenti” da quelli di strada e di accoglienza nelle quali gli ospiti sono abitualmente inseriti.

Spazi e tempi adibiti al progetto offrono contesti relazionali alternativi a quelli che hanno fino ad ora strutturato la vita degli Ospiti, dando loro la possibilità di confrontarsi con persone differenti ed entrare in contatto con la cittadinanza ed il territorio urbano che le ospita.

Durante le attività previste dal Laboratorio, gli ospiti coinvolti imparano e si cimentano in attività lavorative, rimettendo in circolo abilità e competenze che i processi di esclusione sociale facilmente assopiscono. Questo aspetto risulta importante in un’ottica di reinserimento sociale. Molti Ospiti non sono infatti inseriti nei contesti occupazionali consueti da molto tempo e necessitano di percorsi in cui possano confrontarsi con le più semplici regole e presupposti dei contesti lavorativi: rispettare un orario, andare d’accordo con i colleghi, prendersi un impegno, portare a termine le proprie mansioni. Tutto questo viene riproposto in un contesto comunque ancora protetto e con il supporto di educatori e volontari che affiancheranno gli Ospiti nel loro lavoro quotidiano.

 

IN COSA CONSISTE “FILÓ“?

Il progetto consiste in un laboratorio che raccoglie, seleziona, ripara e adatta capi di abbigliamento, accessori e oggettistica. Infatti nel laboratorio sono attivi punti di raccolta abiti, cosmetici, bigiotteria e oggettistica.  Il progetto vuole incoraggiare lo sviluppo di una attività artigianale che possa contribuire alla salvaguardia dell’ambiente attraverso il riciclo.

 

I concetti alla base del Laboratorio sono infatti: riciclo, recupero, riutilizzo.

Riciclo: il termine stesso evidenzia la continuazione di un ciclo, quello o vitale di un prodotto altrimenti destinato a giacere in discariche aumentando montagne di spazzatura. Spezzare o, almeno rallentare quella sequenza che ci spinge a produrre e consumare nel più breve tempo possibile un oggetto e disfarcene, per poi comprarne un altro di uguale utilizzo alimentando una produzione di massa non più incentrata sull’individualità del lavoratore e sul rispetto ambientale, ma su enormi catene di montaggio dove spesso l’operaio, costretto per ore a ripetere gli stessi gesti, ignora il destino di ciò che produce. Inutile parlare degli enormi costi ambientali in termini di produzione, energia, sostanze tossiche spesso utilizzate, inquinamento dovuto a un uso massiccio dei trasporti.

Recupero: l’idea non è nuova. I nostri nonni riuscivano a far durare un vestito decenni: un cappotto veniva ribaltato più volte per nascondere la stoffa lisa poi, consunto, veniva scucito e le parti di stoffa ancora buone diventavano pantaloni, per poi essere trasformati in calzoni ed indossati da tutti i membri di una stessa famiglia. L’artigiano impiegava diversi giorni per fare un cappotto che curava nei minimi dettagli e questo gli permetteva di vivere facendo il lavoro che aveva scelto, ora l’operaio per vivere deve produrre insieme con altri operai centinaia di capi al giorno, non sempre curati ma destinati a durare una stagione. Arriveranno tanti vestiti ed oggetti usati e dismessi che noi recuperiamo e lavoriamo artigianalmente. A volte trasformandoli, altre scucendoli ed utilizzando il materiale per produrne di nuovi, così una gonna diventa un pantalone o un bracciale, una maglietta una borsa, vecchie viti e rondelle parti di una collana, catene e perle parti decorative di una giacca…più o meno come facevano i nonni.

Riutilizzo: i nostri prodotti sono riutilizzati e riutilizzabili, quindi continuano ad avere una funzione.

 

COME SI E’ EVOLUTO NEGLI ANNI

Il laboratorio nasce come attività diurna occupazionale e, come già accennato, è stato avviato nel 2014, con la presenza costante di un’educatrice, ma da ottobre 2018, grazie al contributo offerto dalla Fondazione Bonoris, è stato possibile inserire nel laboratorio una maestra d’arte due giorni a settimana. Con l’aiuto di questa figura gli ospiti stanno acquisendo un metodo strutturato per selezionare il materiale a disposizione, scegliendo tutto quello che può essere riutilizzato, imparando ad assegnare un valore economico intervenendo, ove sia possibile, per migliorare i capi di abbigliamento. Il materiale viene organizzato in appositi spazi all’interno del Laboratorio in maniera funzionale. In questo modo i prodotti scartati si sono notevolmente ridotti e si cerca di riciclare e riutilizzare il più possibile.

Inizialmente il laboratorio si sviluppava su due mattine a settimana per 2 ore al giorno e gli ospiti inseriti erano al massimo 5. Successivamente è stata aggiunta una mattina, in quanto il laboratorio si è fatto conoscere grazie ai vari mercatini, e i cittadini e non solo hanno continuato e aumentato le donazioni di abiti, oggetti, mobili ecc. rendendo necessario l’aumento della forza lavoro. Così si è passati da solo 5 donne ad un massino di 10 ospiti tra uomini, donne e minori stranieri non accompagnati, sempre affiancati da un educatore e un volontario.

Gli ospiti che prendono parte al progetto vengono scelti dall’ equipe educativa del dormitorio. Solitamente vengono coinvolte le persone per cui il laboratorio può rappresentare un’esperienza formativa, lavorativa ed educativa rilevante e successivamente spendibile in altri campi. Il coinvolgimento sarà in primis di quegli ospiti che per difficoltà di natura sociale, psicologica o fisica, non hanno concrete possibilità di reinserimento diretto nel mondo lavorativo e per le quali è necessario pensare ad un passaggio intermedio che le accompagni e offra loro la possibilità di un reinserimento graduale.

Grazie alla collaborazione della Maestra D’Arte coinvolta, le ospiti le ospiti sono muniti di un “Vademecum” scritto, con le linee guida per fare la cernita: quali criteri applicare nello smistamento e nella selezione degli indumenti e preziose indicazioni pratiche su come svolgere il lavoro affidato

 

 

 “FILÓ“: ATTIVITA’ DIURNA OCCUPAZIONALE

Il laboratorio, come s’à esposto, nasce come attività diurna occupazionale, con le finalità e le metodologie sopra descritte. In quanto attività occupazionale, gli ospiti inseriti nel del progetto sono retribuite per il lavoro di cernita, smistamento, pulizia e sistemazione degli spazi che svolgono. La retribuzione oraria è di 5,00 Euro, per ciascun ospite coinvolto, con un impegno diurno di 2 ore per tre volte alla settimana. Inizialmente gli ospiti venivano retribuiti per mezzo dei voucher, ma nel momento in cui questi sono stati eliminati, la retribuzione è in contanti.

 

DOVE?

Il Laboratorio prende vita negli spazi dell’Oratorio di San Zanino, a Brescia in via Gabriele Rosa 2, ove si trovano le stanze in cui verrà effettata la cernita e tutto il lavoro e la distribuzione del materiale. Gli spazi sono stati “ristrutturati” negli anni, dagli ospiti stessi, che con il supporto degli operatori e delle volontarie, si sono occupati di riadattare gli spazi presenti alle esigenze e finalità del progetto.

 

LA VENDITA

Il progetto vanta, fin dall’inizio, una collaborazione importante e preziosa con l’Associazione Volontari del Sebino. I volontari di questa associazione infatti tutte le ultime domeniche del mese organizzano il mercatino aperto alla cittadinanza. Il Laboratorio infatti, ha anche un obiettivo specifico rivolto più alla Città, che agli ospiti accolti. I mercatini ed i momenti in cui i Laboratorio è aperto alla cittadinanza, sono spazi in cui la Città può conoscere una realtà differente e spesso sconosciuta, del proprio contesto cittadino, sperimentando in prima persona una visione differente della problematica della marginalità e di chi vive in strada. Il Laboratorio offre l’opportunità di conoscere la realtà della povertà anche dal punto di vista dell’impegno personale, della messa in gioco di abilità e delle risorse individuali che ciascuno ancora possiede e può mettere in campo per migliorare il proprio territorio.

Il mercatino aperto dalle 10.00 alle 16.00 è interamente gestito dai volontari e tutti gli abiti e oggetti vengono acquistati tramite un’offerta che i “clienti” fanno, sapendo che il ricavato andrà a coprire l’impegno settimanale degli ospiti che hanno lavorato per la riuscita del mercatino.

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