Codice crisi d’impresa, Apindustria: “Passi in avanti ma non sufficienti”

Dopo l’incontro con i parlamentari del maggio scorso per allertare sui rischi derivanti dall’applicazione del nuovo Codice della crisi d’impresa sono intervenute alcune modifiche da parte del Governo, recepite poi dal cosiddetto Decreto Sblocca Cantieri convertito in legge il 14 giugno scorso.

«Modifiche però non sufficienti, visto che su indebitamento e strumenti d’allerta la disciplina è rimasta immutata», osserva il presidente di Apindustria Brescia Douglas Sivieri in una lettera ai parlamentari bresciani per chiedere loro buone nuove in autunno.

Il Codice della crisi d’impresa entrerà in vigore il prossimo anno e c’è ancora tempo per modificarne gli aspetti peggiorativi. Se sull’obbligo degli organi di controllo nelle società a responsabilità limitata il Governo è infatti intervenuto – seppur in modo parziale – raddoppiando i limiti previsti dal decreto di riforma (che, però, li aveva fortemente rivisti al ribasso), non è stato preso in considerazione il parametro dell’indebitamento, così come nessun intervento è stato al momento fatto su altri punti critici della norma. In particolare è rimasta immutata la nuova disciplina degli strumenti di allerta per quanto concerne l’individuazione dei debitori, le imprese in presunta crisi, i parametri relativi all’obbligo di segnalazione da parte dei creditori pubblici qualificati, la gestione della presunta crisi.

«Il problema – osserva Sivieri – è che derivando la riforma introdotta dal Decreto Legislativo dello scorso gennaio da una Legge delega, un ostacolo rilevante pare essere quello di non aver il Governo margini d’intervento sostanziali. Non per questo si può però proseguire dando attuazione ad una parte della normativa, quella riferita agli strumenti di allerta, che da più autorevoli parti, è vista con particolare preoccupazione. Se resta così, una micro o piccola impresa, ad esempio, dovrebbe rispettare parametri e indici di indebitamento futuri (che devono ancora essere scritti, peraltro) che ne dimostrino la sostenibilità per almeno i sei mesi successivi perché possa proseguire senza “denunciarsi” all’OCRI (il nuovo organismo che, presso le Camere di Commercio, è chiamato a gestire le imprese in “allerta”, chiedendo di rientrare nei parametri/indici in brevissimo tempo). A questo punto sarebbe auspicabile procrastinare, con un provvedimento del Governo, l’entrata in vigore degli Strumenti di allerta a non prima del 1° gennaio 2021, al fine di intervenire in sede parlamentare per una revisione profonda della disciplina di tali strumenti. Le Pmi sono l’ossatura di questo paese ma rischiano di essere penalizzate inutilmente – ricorda Sivieri -. Le nostre proposte di modifica sono assolutamente ragionevoli e ci attendiamo che possano trovare ascolto».

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