Raddoppia la cassa integrazione nel bresciano nel settore della metalmeccanica

È aumentato del 71% rispetto alla fine dell’anno scorso il numero di dipendenti di aziende metalmeccaniche licenziati o messi in cassa integrazione in Lombardia: erano 9.647 mentre nel primo semestre 2019 sono stati 16.502. A Brescia il dato in percentuale relativo alla cassa integrazione è balzato dal 5,59% al 10,11%. Un dato, riportato nel 47esimo Rapporto sulle situazioni di crisi dell’Osservatorio della Fim regionale, che il segretario Fim Cisl Lombardia Andrea Donegà considera «un segnale preoccupante».

A suo dire significa, infatti, che «diverse imprese non sono riuscite a consolidare i precedenti segnali di ripresa». Si tratta in tutto di 375 aziende in crisi contro le 259 di fine 2018. È «preoccupante – ha aggiunto – per la prospettiva industriale e occupazionale, anche considerando che in diverse situazioni si sta arrivando al termine della disponibilità degli ammortizzatori sociali conservativi». Senza contare che «il rallentamento della Germania rischia di comprimere il nostro export».

licenziamenti sono aumentati di quasi quattro volte segnando un +189%: i licenziati sono passati da 423 a 1.226. Di questi 704 sono stati lasciati a casa per riduzione di personale delle aziende (21 in tutto), 519 per cessazioni di attività o fallimenti. Un trend «molto pesante e significativo» secondo il sindacato.
Anche la cassa integrazione ha avuto «un’impennata»: 316 aziende hanno fatto ricorso a quella ordinaria (contro le 221 di fine 2018) per un totale di 12.656 metalmeccanici coinvolti, a cui si aggiunge la cassa integrazione straordinaria di 25 aziende per un totale di 2.620 lavoratori (contro i 1.526 del 2018). A livello territoriale, le aree maggiormente coinvolte nel semestre sono quelli di Milano (41,91% era 32,8% nel secondo semestre 2018), Lecco (13,30% era 8,57%), Brianza (12,90% era 18,16%). Seguono Varese, Lodi, Bergamo e Como con il 4% circa e poi gli altri territori con sospensioni minori..

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