“Incontri d’Autunno” della rivista Missione Oggi
Continuano martedì 10 e mercoledì 11 dicembre gli “Incontri d’Autunno” della rivista “Missione Oggi”, dei Missionari Saveriani, in collaborazione con la “Libreria Paoline”. Il primo appuntamento è con Tiziano Tosolini, autore di “Paolo e i filosofi”, in dialogo con il biblista Flavio Dalla Vecchia e il filosofo Salvatore Natoli. Il secondo vedrà la messa in scena del San Paolo / Variazione n. 2 sulla sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini (dall’undicesima alla ventisettesima scena) di Giuseppe Marchetti.
Caro autore ti chiedo…
Tiziano Tosolini
Paolo e i filosofi / Interpretazioni del cristianesimo da Heidegger a Derrida
(Marietti 2019)
Martedì 10 dicembre 2019 / ore 18.00
Complesso San Cristo, Sala Romanino, Via Piamarta 9 / Brescia
Il primo incontro di Paolo con i filosofi risale al tempo in cui l’apostolo si trova ad Atene. Incuriositi dai suoi strani discorsi, alcuni epicurei e stoici lo invitano a parlare davanti all’Areòpago, ma quando lo sentono argomentare sulla risurrezione dei morti lo deridono e lasciano la platea. Due millenni più tardi, l’attualità delle lettere paoline riecheggia nella riflessione filosofica che si confronta con la nascita del cristianesimo. Questo volume – che colma un vuoto nella saggistica sul tema – prende in esame le riflessioni di Heidegger, Badiou, Žižek, Taubes, Agamben, Foucault, Vattimo e Derrida.
Sommario: Introduzione. 1. La vita cristiana come «attuazione». 2. Paolo, fondatore del nuovo popolo di Dio. 3. Paolo, fautore dell’universalismo. 4. Paolo e «il tempo di ora». 5. Paolo e il «Cristianesimo ateo». 6. Paolo e la kénōsis. 7. Paolo e la parrēsía. 8. «Questo dolcissimo, questo terribile Paolo». 9. Bibliografia.
AUTORE
Tiziano Tosolini: missionario saveriano, in Giappone da quasi vent’anni, docente alla Pontificia Università Gregoriana, dirige il Centro studi asiatico di Osaka, in Giappone, ed è ricercatore al Nanzan Institute for Religion and Culture di Nagoya.
DIALOGANO CON L’AUTORE
Salvatore Natoli: già ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca, ha insegnato Storia delle idee all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dopo aver approfondito il tema della soggettività e delle condotte morali, la sua ricerca si è spostata sulle forme del fare e la responsabilità nell’agire. Accademico tra i più raffinati, non si sottrae al confronto, anche pubblico, e mette volentieri la sua competenza a servizio del dialogo tra credenti e
non credenti sui temi più scottanti dell’etica.
Flavio Dalla Vecchia: presbitero della Chiesa bresciana, è laureato in Sacra Scrittura al Pontifico Istituto Biblico di Roma. Attualmente è docente allo Studio Teologico “Paolo VI” di Brescia e all’Università Cattolica di Milano e Brescia, oltre che consigliere dell’Associazione Biblica Italiana.
docente di Sacra Scrittura all’Università Cattolica / Milano e Brescia.
Modera
Mario Menin, direttore di “Missione Oggi”
Teatro dell’anima
San Paolo / C’è del nuovo in Antiochia
Variazione n. 2 sulla sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini / Seconda parte
(dall’undicesima alla ventisettesima scena)
di Giuseppe Marchetti
Mercoledì 11 dicembre 2019 / ore 20.30
Complesso San Cristo / Chiesa / Via Piamarta 9 / Brescia
I filosofi contemporanei sono tornati a interessarsi di Paolo; a pensarlo come teorico dell’evento: un accadimento inedito, che sorge in eccesso rispetto alla situazione in cui si origina, non assoggettato ad alcun sapere, e al di fuori di qualsiasi orizzonte pre-comprensivo.
Nella prima e seconda parte della sceneggiatura di P.P. Pasolini, Paolo inciampa in due eventi. Il primo è Stefano. Compare all’improvviso tra le centinaia di partigiani che Paolo ha catturato, fatto torturare, fucilati o impiccati, senza sentire alcun senso di colpa, percependosi nel giusto, in perfetta coerenza con la legge mosaica. Di sé dice: “…persecutore della Chiesa, irreprensibile quanto alla giustizia, che si fonda sulla legge”.
La comparsa di Stefano, invece, interrompe la coazione a ripetere dettata dalla legge. Davanti a questo ragazzo, Paolo avverte per la prima volta il desiderio di salvarlo, di non metterlo a morte. È talmente forte questo desiderio-evento che costringe la violenza che egli esercita fuori di sé, a esercitarla contro se stesso. Sulla strada verso Barcellona, in origine Damasco, è colpito da una crisi epilettica. Una malattia che rappresenta lo stato psicofisico di Paolo. Così come il corpo è in balia di una forza violenta, aggressiva, dalla quale è assoggettato, allo stesso modo Paolo è assoggettato alla legge: parla le parole dell’altro, agisce per conto dell’altro.
La crisi epilettica è una cesura nella vita di Paolo ma non è un evento, perché è determinata da una causa e cioè dal tormento per non aver saputo o potuto salvare Stefano. E così, per non farlo morire tutto, allucinato dalla crisi epilettica, Paolo incorpora in sé la figura di Stefano, si identifica in lui e vede quello che Stefano ha visto e di cui da testimonianza al presidente del tribunale che lo condannerà a morte: “Ecco, vedo i cieli aprirsi, e il Figlio dell’uomo, in piedi, alla destra di Dio”.
Elaborando questa esperienza, Paolo costruisce ciò che egli annuncia: come Gesù Cristo, resuscitando, si è liberato dalla legge della morte, così gli uomini possono liberarsi dall’assoggettamento automatico e costrittivo della legge e assumersi la responsabilità della propria libertà. Infatti, Pasolini fa annunciare a Paolo un vangelo coinciso, dirompente, diverso da quello annunciato dagli apostoli storici e glielo fa annunciare il giorno stesso della conversione sulla strada ver-so Barcellona, in origine, Damasco. Condotto per mano da Anania, al tavolo dei capi della resistenza francese in esilio nella città spagnola, proclamerà: “Per la libertà Cristo ci ha liberati”.
Ed è questa affermazione della libertà, che permette all’apostolo delle genti, di riconoscere il secondo evento che da il titolo a questo spettacolo.
Siamo ad Antiocchia dove si sono rifugiati dei seguaci di Gesù per sfuggire alla persecuzione scatenata dopo il martirio di Stefano. Tutti ne approfittano per annunciare la buona novella. Alcuni, come consuetudine, si limitano ad annunciarla agli ebrei della città. Altri invece, ed è qui l’evento, senza una ragione, una motivazione, una causa, un sapere a cui appellarsi o negare, in modo spontaneo e naturale, e forse pure in modo banale, l’annunciano anche ai greci, gli incirconcisi. L’evento produce immediatamente una spaccatura tra i seguaci di Gesù. Tra gli ortodossi – i seguaci che si sono limitati a fare quello che fanno Pietro, Giacomo, Giovanni e il resto del Cenacolo che si considerano ebrei prima di essere seguaci di Gesù e, quindi, in quanto ebrei non si contaminano con gli incirconcisi – e quanti non riescono né a capire né a gestire quanto hanno messo in moto.
La notizia giunge a Gerusalemme, e Giacomo, capo della chiesa della città, invia Barnaba ad Antiochia per stoppare ciò che stupirà il mandatario – l’opera della grazia del Signore, e la gioia del buon numero di greci convertiti –, gli impedirà di rispettare il mandato ricevuto e di tornare a Gerusalemme da chi lo aveva inviato.
Parte, invece, alla volta di Tarso, per riferire a colui il quale dinnanzi all’assemblea degli esuli parti-giani aveva gridato: “Per la libertà Cristo ci ha liberato”. Scelta responsabile, giacché Paolo riconosce l’evento, che c’è del nuovo in Antiocchia e, nonostante il divieto degli Apostoli storici, raggiunge insieme a Barnaba Antiocchia per dare ragione a quanto si è originato senza ragione. E non è un caso se è in questa città che “per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani” come è scritto negli Atti degli apostoli.
Lo spettacolo.
L’idea poetica di fondo e la novità della sceneggiatura su “San Paolo” di P.P. Pasolini, consiste nel situare l’intera vicenda nel mondo contemporaneo – dall’Europa nazista all’America degli anni Sessanta, in un gioco di trasposizioni grazie al quale Gerusalemme diventa Roma, Damasco Barcellona, e il cristianesimo delle origini, contrapposto alla legge dell’Impero, diviene il corrispettivo della Resistenza – è stata sottolineata con la lettura scenica “Liberare Paolo” realizzata il 20 giugno dell’anno scorso, nel chiostro di San Cristo.
La mise en espace della seconda parte viene costruita come fosse una giornata di prova a tavolino di alcune scene della lunghissima sceneggiatura di Pasolini: dall’undicesima alla ventisettesima, e cioè dalla conversione di Paolo alla partenza per Antiocchia insieme a Barnaba. I protagonisti sono: l’attore (Luca Rubagotti) che interpreta il giovane Paolo e il regista (Giuseppe Marchetti), i quali proveranno intonazioni, creeranno situazioni, cercheranno intenzioni, e approfondiranno le tematiche messe in opera da Pasolini. Insieme a Luca Pezzoli, in video, che interpreterà il discepolo Anania, e Luciano Bertoli, che darà la voce a Dio. I video sono stati girati da Maurizio Pasetti e Mara Favero.
