Professionismo per le atlete: un passo in avanti nella giusta direzione

La commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla legge di bilancio 2020 che prevede l’estensione alle donne “delle tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo”, cioè il professionismo, finora presente solo in ambito maschile. Per promuovere inizialmente l’introduzione del professionismo femminile, l’emendamento prevede un esonero contributivo per tre anni (entro un limite di 8 mila euro) per le società che proporranno alle atlete i nuovi contratti. L’emendamento è stato presentato da Tommaso Nannicini, senatore del Partito Democratico.

“Si tratta di un piccolo passo verso il professionismo per le atlete in Italia – commenta Manuela Claysset, responsabile nazionale Uisp per le Politiche di genere e diritti – Aspettiamo effettivamente di capire l’evoluzione e l’iter di questo emendamento che per la prima volta prevede alcune agevolazioni per i contratti delle atlete”.

Siamo ancora lontane dal professionismo e lontane da una vera proposta e idea di equità e di pari opportunità tra uomini e donne – prosegue Manuela Claysset – Occorre continuare a tenere alta l’attenzione e continuare a chiedere risposte concrete, che non riguardano solo lo sport di livello, ma tutto lo sport. E tutte le donne impegnate in vari ambiti. Come Uisp continua il nostro impegno partendo dai principi della Carta europea dei diritti delle donne nello sport, che non è solo una Carta teorica ma che abbiamo trasformato negli anni in azioni concrete”.

La decisione sulle agevolazioni alle atlete arriva in un momento molto particolare, che riguarda la presenza delle donne nella scena politica, istituzionale e nelle sedi di governo. “Colpisce in questi giorni il quadro delle donne che sono a capo dei governi dei loro Paesi – conclude Manuela Claysset – per ultima la giovane prima ministra  Sanna Marin alla guida del governo finlandese. Cresce la presenza delle donne  al timone di aziende e governi a livello mondiale. In Italia ancora colpisce il gap nei ruoli di governo, di potere, nelle grandi imprese e nei luoghi decisionali. Un segnale positivo viene dalla recente nomina di Marta Cartabia, costituzionalista milanese, eletta all’unanimità presidente della Consulta. Occorre continuare per superare tutte le discriminazioni ed introdurre norme che agevolino la presenza delle donne nei diversi ambiti”.

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