Invasione cimice asiatica: Coldiretti Brescia stima danni per 2 milioni di euro

La cimice asiatica, insetto killer dei raccolti arrivato dall’Asia, ha devastato i campi e i frutteti di 48mila aziende in Italia, con un danno nazionale che supera i 740 milioni di euro. E’ quanto emerge dal Dossier presentato da Coldiretti in occasione dell’apertura della FierAgricola di Verona, con la storica mobilitazione degli agricoltori contro l’invasione di insetti alieni portati in Italia dai ritardi nella prevenzione e nei controlli dell’Unione Europea di fronte ai cambiamenti climatici. L’insetto rovina tutto quello che trova nelle zone in cui riproduce, e ha colpito pere, mele, pesche e nettarine, kiwi, ciliegio e piccoli frutti, albicocche, susine, nocciole, olive, soia, mais e ortaggi. Particolarmente rilevanti – afferma Coldiretti – i danni nelle aree del Nord Italia: dai 180 milioni del Piemonte agli oltre 160 del Veneto, dai 32 milioni della Lombardia ai 270 dell’Emilia Romagna, dai 40 milioni del Friuli ai 40 del Trentino Alto Adige fino ai 16 milioni della Liguria. “Con il cambiamento climatico sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo – denuncia dal sit-in veronese il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – che ha lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici senza che vengano applicate le cautele e le quarantene che devono invece superare i prodotti nazionali esportati, con estenuanti negoziati e dossier che durano anni. Serve un cambio di passo – continua Prandini – nelle misure di prevenzione e di intervento a livello comunitario e nazionale, anche con l’avvio di una apposita task force”.

Il flagello della cimice asiatica sta infatti toccando anche le coltivazioni bresciane, con danni attestati intorno ai 2 milioni di euro. “Nel 2019 abbiamo assistito a una presenza maggiore di questo insetto nel mais, anche se i danni segnalati non sono preoccupanti – spiega Giacomo Lussignoli, presidente Condifesa Lombardia Nord-Est e cerealicoltore di Ghedi (BS) -. L’attacco si manifesta maggiormente lungo i bordi del campo, mentre all’interno l’insetto risulta meno presente. I danni riscontrati sono essenzialmente rosure e danneggiamenti alla giovane spiga in formazione, con perdite quantitative e qualitative”. I tecnici sono costantemente al lavoro – precisa Coldiretti provinciale – per monitorare la situazione in un comparto chiave per l’agricoltura bresciana, che conta una superficie di oltre 75mila ettari. Anche per quanto riguarda la soia di primo raccolto – le coltivazioni superano i 5mila ettari sul territorio provinciale -, le aziende hanno riscontrato un aumento della presenza della cimice killer, che ha provocato un danno medio del 15/20%. Anche qui – continua Lussignoli -, l’insetto attacca prevalentemente i bordi del campo pungendo il giovane bacello in formazione e portandolo, nei casi più gravi, alla marcescenza.

Situazione invece ben più grave invece per le colture frutticole: la percentuale media di danno segnalata su alcune varietà di pesco raggiunge picchi dell’80% e sul pero si arriva anche al 60%. Lo conferma anche Stefano Rocco, imprenditore agricolo di Brescia che lavora oltre 6 ettari di terreno e produce frutta e verdura destinata prevalentemente al mercato ortofrutticolo cittadino: “abbiamo una coltivazione di circa 2000 piante di mele che utilizziamo principalmente per la vendita diretta in azienda – spiega Rocco -. La cimice ne ha distrutto completamente la produzione tardiva, oltre a danneggiare il resto delle coltivazioni aziendali, colpite in modo importante dalla presenza dell’insetto sia per qualità sia per quantità”.

La “cimice marmorata asiatica” arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa – sottolinea Coldiretti – perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta. Le punture rovinano le colture rendendole inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto. La diffusione improvvisa di questi insetti, che non hanno nemici naturali nel nostro paese, è favorita dalle alte temperature e dalla loro polifagia. La lotta in campagna – continua Coldiretti – per ora può avvenire attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è dunque importante proseguire a marcia spedita con la ricerca di ulteriori interventi a basso impatto ambientale.

A livello nazionale – sottolinea la Coldiretti – si attende urgentemente il via libera del Ministero dell’Ambiente che, sentiti il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero della Salute, deve emanare le linee guida per il via libera alla vespa samurai, nemica naturale della cimice, ma ci vorranno anni prima che la lotta sia efficace. “E’ necessario pertanto colmare questo arco di tempo con sostegni adeguati, per consentire alle aziende agricole di sopravvivere all’assedio del pericoloso insetto – aggiunge il presidente Prandini -. Considerata la gravità della situazione è indispensabile aprire il confronto con le istituzioni europee sia per quanto riguarda gli aiuti alle imprese danneggiate sia per i controlli alle frontiere comunitarie”.

In Italia, nonostante gli importanti sforzi fatti per integrare il fondo di solidarietà con 80 milioni di euro della legge di bilancio 2020 è necessario adeguare le risorse con un piano pluriennale per sostenere le imprese agricole nella lotta al flagello asiatico. Per questo Coldiretti chiede di rendere sistematico l’intervento del fondo e un Commissario unico che coordini gli interventi a livello regionale e nazionale con un tavolo di regia tra i ministeri di Agricoltura, Sanità, Ambiente, Rapporti UE e le Regioni maggiormente coinvolte. Nelle zone colpite dal flagello – conclude la Coldiretti – sono necessarie la dichiarazione dello stato di calamità e la delimitazione delle aree danneggiate con sostegni alle imprese agricole mediante moratoria sulle rate dei mutui, sospensione del pagamento degli oneri contributivi, indennizzi a fondo perduto per i danni subiti e le perdite di reddito e lo sviluppo di fondi di intervento mutualistici.

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