A rischio l’intero settore florovivaistico, che genera il 5% del PIL agricolo e occupa 200.000 operatori

Riteniamo che questo non sia il momento delle polemiche o delle divisioni politiche – afferma Nada Forbici, Presidente dell’ASSOCIAZIONE FLOROVIVAISTI BRESCIANI (AFB) E DI ASSOFLORO NAZIONALE – e che l’Italia unita si debba stringere intorno al Governo e al Premier Conte. Per questo facciamo nostro l’appello delle forze politiche, che in modo trasversale chiedono agli italiani di essere comunità e di combattere insieme e contenere l’epidemia, osservando in modo scrupoloso le misure per il contenimento del Coronavirus. La rapida diffusione dell’epidemia da Covid-19 nel nostro Paese, dichiarata ieri pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ci mette di fronte a uno scenario complicato e preoccupante perché da una parte ci richiama ad azioni collettive ed unitarie per ridurre i contagi e dall’altra richiede misure economiche urgenti ed immediate a salvaguardia del settore florovivaistico, che rischia di subire, più di altri settori, ripercussioni nel lungo periodo, anche dopo che l’emergenza sarà finita e quando le altre attività ripartiranno. La situazione è di una gravità tale da imporre azioni serie, responsabili ed immediate e per questo ASSOFLORO e pure AFB hanno deciso di sostenere, in modo effettivo e concreto, l’azione di Coldiretti, poiché riteniamo che, in questo momento, sia il soggetto, all’interno del settore, con la forza e la rappresentatività più significativa per ottenere le urgenti forme di tutela e di aiuto per le nostre aziende, riferendoci a tutte le aziende della filiera florovivaistica, siano esse artigiane o agricole, del comparto produttivo come di quello manutentivo. Ringraziamo il presidente di Coldiretti Ettore Prandini per le immediate sollecitazioni al Governo e alle Istituzioni, recepite nei vari decreti che si sono susseguiti a seguito dell’emergenza”.

“Crediamo – prosegue Nada Forbici – che in questo momento si debba agire su due fronti. Il decreto DPCM 11 marzo 2020 sulla chiusura delle attività commerciali ci permette di lavorare ma estremamente contingentati e con grandi e severe precauzioni a tutela della salute nostra, dei nostri lavoratori e della collettività. Il Decreto ci permette di lavorare come filiera agricola, ma faccio appello al senso di responsabilità di tutti gli imprenditori: pensiamo che le aziende debbano da subito rallentare o fermare, dove possibile, la propria attività. Le piante e i fiori nei nostri vivai e serre vanno accudite, non possiamo lasciarle a se stesse ma tutte le attività manutentive non urgenti possono aspettare, per il bene di tutti. Chiudere le aziende è un sacrificio enorme, ma dobbiamo farlo perché siamo tutti in prima linea per contenere il contagio. Facciamo rete, dimostriamo di essere un settore maturo.
Allo stesso tempo occorre pensare anche a misure economiche per il sostegno del settore. Tra le misure più urgenti il congelamento del pagamento dei contributi, a partire dal 16 marzo, per poter mantenere maggior liquidità fin da subito e la possibilità di attivare la cassa integrazione per i dipendenti.
Per quanto riguarda il comparto produttivo, possiamo anche lavorare per mantenere le piante nelle nostre aziende, ma se il resto delle attività è bloccato è evidente che la domanda del mercato si azzera o si riduce drasticamente, infatti si sta assistendo a cancellazioni di ordini, temiamo che a livello nazionale ci possa essere una forte ripercussione sui pagamenti anche di lavori già eseguiti e/o in esecuzione. Per i serricoltori che producono vegetali con ciclicità di 2/3 mesi, occorre rimarcare il forte carattere di deperibilità e stagionalità del prodotto, che risulta invenduto e invendibile presso le strutture produttive, con ulteriori aggravi economici connessi ai costi di smaltimento”.

“Ci siamo immediatamente attivati per raccogliere tra le rappresentanze dei diversi comparti della filiera florovivaistica le principali criticità, in conseguenza all’emergenza Covid-19 – afferma Mario Faro, Presidente della Consulta Florovivaismo di Coldiretti -. Inutile dire che è uno stato di calamità che sta provocando ingenti danni alle aziende, con ripercussioni evidenti su tutto il tessuto economico diretto e dell’indotto, nonché, e non da meno, sulla sopravvivenza stessa dell’impresa e di coloro che in essa vi lavorano, dai titolari ai dipendenti. Il periodo in cui si verifica questa epidemia è uno dei più critici per le imprese perché coincide con il periodo principale di fatturato, almeno il 50-60%. I prodotti rimangono invenduti nelle serre, nei vivai e nei garden center e ci sono problemi importanti legati ai trasporti sia interni che esterni al nostro Paese. Le compagnie di trasporti estere non inviano i mezzi a caricare il materiale. Abbiamo segnalazione per i seguenti Paesi: Belgio, Germania, Croazia, Montenegro, Slovenia, Romania, Bulgaria, Russia. Si segnalano problematiche anche per il trasporto navale, la caduta del prezzo del petrolio diminuisce il potere di acquisto dei mercati esteri. E poi l’impressione è che si parli delle problematiche di tutti i settori, ma poco di quello agricolo e per nulla di quello florovivaistico, pur generando il 5% del PIL agricolo e occupando, comprendendo il mondo manutentivo, 200.000 operatori. Siamo al lavoro per monitorare con la massima attenzione la situazione relativa alla diffusione del Coronavirus e stiamo interagendo con il Governo e le istituzioni per la tutela del settore che necessita di risposte immediate per fare fronte alla crisi.”

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