Azione, no a processi penali a distanza senza privacy

Per fortuna il Garante della Privacy ha dato uno stop alla furia forcaiola del Ministro Bonafede, mettendo nero su bianco che le norme sui processi penali da remoto già introdotte dal Cura Italia, che ora il Governo sta addirittura cercando di ampliare, costituiscono un grave rischio per la privacy e i diritti costituzionali dell’imputato. Si sta tentando di smaterializzare il processo penale e si sta svuotando il diritto di difesa, con il rischio che norme teoricamente provvisorie finiscano per diventare permanenti.

L’informatizzazione della giustizia, seppure necessaria, può pregiudicare i diritti costituzionali. Le modalità, per gestire la giustizia penale in emergenza sanitaria ci sono: basterebbe fssare i processi le cui istruttorie sono concluse; potenziare l’interlocuzione scritta; celebrare i riti abbreviati; dotare di appositi dispositivi di prevenzione imputati, giudici e avvocati e assicurare il distanziamento in aula. Ma è fondamentale che il giudice possa sempre rendersi conto di ciò che accade sotto i suoi occhi. Adesso il Ministro si fermi per una volta a rifettere, consulti il Garante e rinunci a portare in aula domani la proposta di estensione anche agli interrogatori delle disposizioni che consentono il processo da remoto.

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