Coldiretti, con troppe cosce estere a rischio la suinicoltura italiana

“La situazione è drammatica, non possiamo mollare in questo momento, servono interventi mirati e urgenti perché siamo al punto di non ritorno, con una situazione che rischia di compromettere per sempre la potenzialità produttiva nazionale. Inoltre, la destrutturazione degli allevamenti, difficilmente recuperabile, mette a rischio l’essenza stessa di molti tesori agroalimentari del Made in Italy, dal culatello di zibello al prosciutto di Parma fino a quello di San Daniele”. Con queste parole Claudio Cestana, Vicepresidente di Coldiretti Brescia e imprenditore suinicolo di Manerbio, commenta la situazione del settore suinicolo in grave crisi da oltre due mesi, con le quotazioni dei maiali quasi dimezzate e scese a poco più di un euro al chilo.

A rischio i 5mila allevamenti presenti in Italia, di cui 400 nella provincia di Brescia, che conta oltre 1.400.000 suini, e con essi la prestigiosa norcineria Made in Italy a partire dai 12,5 milioni di prosciutti a denominazione di origine (Dop) Parma e San Daniele prodotti in Italia.

Preoccupano il comparto suinicolo anche gli sviluppi di mercato: “l’emergenza sanitaria ha determinato una crisi strutturale dei consumi che era già in atto – racconta Andrea Marchesini, giovane suinicoltore di Bedizzole – la soluzione maestra è da ricercare nell’apertura di nuovi mercati, è determinante agire sui vincoli dell’esportazione esistenti ed entrare in contatto con le economie di tutto il mondo, puntando sulla grande qualità delle nostre produzioni”.

La situazione è divenuta insostenibile – sottolinea Coldiretti Brescia –  con le spese per l’alimentazione degli animali, dal mais alla soia, che hanno registrato rincari fino al 26% mettendo in difficoltà gli allevatori che non vedono ripagati neppure i costi di allevamento. Due prosciutti su tre venduti in Italia sono infatti ottenuti da maiali stranieri senza alcuna evidenziazione in etichetta.

“A preoccupare è l’invasione di cosce dall’estero per una quantità media di 4,7 milioni di cosce straniere che ogni mese si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come Made in Italy – conclude Massimo Albano, Direttore di Coldiretti Brescia – non è infatti ancora obbligatorio indicare la provenienza della carne dei salumi in etichetta come fortemente richiesto da Coldiretti e dai cittadini italiani. Numerosi passi in avanti sono stati fatti nella trasparenza dell’informazione ai consumatori, per dire finalmente basta agli inganni, ma servono ulteriori misure per tutelare il settore”.

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