Sos cinghiali, aggiornare legge per dare risposte al territorio

Prandini: “Sostenibilità si concretizza con la presenza dell’uomo sul territorio, non con l’invasione dei selvatici”

 

“Contro gli attacchi continui e fuori controllo degli animali selvatici, chiedo che venga cambiata la Legge 157 del 1992, che non dà più risposte agli agricoltori e ai cittadini. La sostenibilità si concretizza con la presenza dell’uomo sul territorio, non con l’invasione dei cinghiali e della fauna selvatica”. Lo ha rimarcato Ettore Prandini presidente nazionale di Coldiretti e di Coldiretti Brescia, durante l’incontro sull’emergenza ungulati nelle province di Como e Lecco, questa mattina a Porlezza. Insieme al presidente Prandini, sono intervenuti l’assessore all’agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi, il presidente del consiglio regionale lombardo Alessandro Fermi, il vice presidente di Coldiretti Lombardia Paolo Carra e il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi.

 

“Dobbiamo dare risposte concrete a quanti oggi sono i veri custodi del territorio, ovvero gli agricoltori – precisa Prandini -, che rischiano di veder messo in discussione il futuro delle loro imprese e, con esse, quello delle generazioni a venire. Non possiamo permetterlo: ciò che si chiede è la modifica di una legge nazionale che, oggi, non permette ai territori di intervenire con tempestività nel prevenire i danni arrecati alle imprese”.

Serve dunque un intervento risolutivo, che sostenga i passi avanti fatti dalle nuove normative regionali, come la possibilità della caccia tutto l’anno e in notturna. Misure di contrasto già destinate a ulteriori implementazioni: “Come Regione Lombardia – ha spiegato l’assessore Rolfi – abbiamo varato una norma che consente la caccia di selezione del cinghiale, anche con il visore notturno e con la tecnica del foraggiamento, per tutto l’anno.  Ho deciso di utilizzare tutti gli spazi lasciati dalla normativa nazionale. L’unico modo per contrastare la diffusione del cinghiale è la caccia. Per questo rilancio la necessità di una alleanza tra mondo agricolo e mondo venatorio”.

 

Il problema ungulati è fortemente sentito anche in provincia di Brescia, dove nel 2019 si registrano 7 incidenti stradali causati dalla presenza dei cinghiali e danni ingenti al settore agricolo. I numeri del contenimento confermano il proliferare senza controllo di questi animali: basti pensare che il totale abbattimenti nella sola provincia di Brescia nella stagione venatoria 2019/2020 tra controllo, caccia di selezione e caccia collettiva supera i 1200 capi, il doppio rispetto all’anno precedente.

 

Di fronte al moltiplicarsi dei danni provocati dalla fauna selvatica – conclude Coldiretti Brescia – chiediamo alle istituzioni maggiore attenzione e coinvolgimento, per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole, la sicurezza dei cittadini e il mantenimento degli equilibri che governano l’ecosistema e l’economia del territorio.

 

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