Apindustria: in crescita lo smart working, timori per possibili nuove chiusure

Le PMI bresciane hanno per il momento mostrato grande capacità di resilienza ma sono molto preoccupate dal peggioramento del quadro epidemico, con conseguenti ricadute anche sotto il profilo occupazionale. A osservarlo è l’indagine flash realizzata dal Centro Studi Apindustria intervistando un campione di 100 piccole e medie imprese associate.

Nel campione di riferimento, le imprese metalmeccaniche rappresentano più del 60%, la dimensione prevalente è la medio-piccola, con un numero di dipendenti tra 10 e 50 (65,4% del campione) e fatturato tra 1 e 5 milioni (51% degli intervistati). L’analisi ha indagato anche le previsioni di gestione delle risorse umane, sia in uno scenario di tenuta o miglioramento della situazione sia in un contesto di peggioramento, in questo caso con ulteriori limitazioni all’attività. Ad oggi le PMI bresciane che che attualmente stanno facendo ricorso alla cassa integrazione sono state due su dieci. Il lavoro agile, il cosiddetto smart working, interessa oggi il 14% delle imprese intervistate ma potrebbe salire fino a oltre il 50%, qualora le condizioni sanitarie lo imponessero.

«Interessante notare – osserva l’indagine – come l’adozione di questa forma agile del lavoro andrà nel futuro ad essere prevista dalle imprese, anche in condizioni di generali miglioramento delle condizioni». Per quanto riguarda il personale, il ritorno alla normalità e a uno scenario positivo vedrebbe la maggior parte dell PMI bresciane «inclini a nuove assunzioni». Diverso ovviamente il quadro se lo scenario volgerà al peggio. In tale ipotesi 3 imprese su dieci si troverebbero costrette a ridurre il personale fino al 10% del totale e quasi una su dieci anche oltre tale percentuale. Interessante però anche notare quel 18% di imprese che, anche in un quadro negativo, «afferma la propria intenzione di ampliare le risorse umane impiegate». Per quanto riguarda il settore metalmeccanico, le tendenze sopra descritte sono identiche ma più marcate. «Qualora le condizioni di contesto migliorassero – si legge infatti nell’indagine – il metalmeccanico potrebbe ripartire con maggior forza, limitando a casi molto isolati il ricorso alla cassa integrazione». D’altra parte, qualora le condizioni di contesto peggiorassero, sei intervistate su 10 dovrebbero ricorrere a misure straordinarie, anche in termini di riduzione del personale.

«La situazione è chiaramente molto complessa e da tempo sappiamo che c’è una quota non irrilevante di PMI in difficoltà, ancor più in questa fase – afferma il presidente di Apindustria Pierluigi Cordua -. Sappiamo anche che le PMI hanno una grande flessibilità e capacità di reazione. È su questi aspetti che dobbiamo puntare per sostenerle in questa fase e nel processo di trasformazione. Noi, come associazione, stiamo lavorando per quanto ci compete in questo sforzo di sostegno alle imprese, per non lasciarle sole. Il rafforzamento dell’ufficio sindacale al quale stiamo lavorando va esattamente in questa direzione: tante cose stanno cambiando sotto il profilo contrattuale, ci sono le partite dell’innovazione o del welfare aziendale da curare con sempre maggiore attenzione, e un ufficio sindacale solido e in grado di dare risposte sempre più puntuali è esigenza diffusa. Come associazione vogliamo anche aiutare il processo di riscoperta delle filiere territoriali, che potrebbe rivelarsi vincente in un quadro nel quale, oltre al mercato interno, anche quello estero è in difficoltà». Da parte di Cordua anche una sottolineatura su quella quota d’imprese che, anche in questa fase difficile, sta cambiando pelle ed è in grado di correre: «Sono un esempio cui guardare. So che è difficile pensarlo in questa fase, ma con un costo del denaro così basso questo è il momento giusto per investire e innovare».

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