Covid, agriturismi penalizzati con chiusura serale anticipata
Terranostra Brescia: necessaria maggior flessibilità sui giorni di apertura
La chiusura anticipata alle 18 per le attività di ristorazione rischia di penalizzare ulteriormente anche gli oltre 155 agriturismi Coldiretti bresciani che propongono i piatti tipici del territorio. È quanto afferma Terranostra Brescia , associazione promossa da Coldiretti che rappresenta e riunisce gli agriturismi, in merito alle nuove disposizioni anti contagio in vigore in tutta Italia.
“La ristorazione serale rappresenta una voce importante per il bilancio delle nostre aziende – spiega Tiziana Porteri, presidente di Terranostra Brescia – lo stop di un mese imposto dall’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri rischia di compromettere ancora di più queste attività già colpite dal lockdown della scorsa primavera e che per poter continuare a lavorare hanno recepito tutte le misure di prevenzione richieste dalle autorità competenti”.
L’asporto e le consegne a domicilio – continua Terranostra Brescia – sono importanti ma non sufficienti a coprire le perdite provocate dai nuovi divieti. “Perciò precisa Massimo Grignani presidente di Terranostra Lombardia – in questa nuova fase di emergenza, con le strutture obbligate alla chiusura serale, diventa fondamentale dare loro la possibilità di rimanere aperte a pranzo anche nei giorni non previsti dalle autorizzazioni aziendali, senza dover ricorrere a ulteriori adempimenti burocratici, per cercare di compensare almeno in parte le cene perse”.
“Gli agriturismi – precisa Tiziana Porteri – si trovano in campagna, lontano dagli affollamenti e con spazi adeguati a tavola e sono luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche e alleggerire gli assembramenti nelle città”.
Con i nuovi limiti di orario – spiega Coldiretti – nel settore della ristorazione nel suo complesso si perdono 6 italiani su 10 (63%) che almeno una volta al mese mangiano la sera fuori casa. Il risultato è il drastico crollo dei consumi che mette a rischio un terzo della spesa alimentare degli italiani con un impatto sull’intera filiera alimentare nazionale che – conclude Coldiretti– perderà oltre un miliardo di euro di fatturato per le mancate vendite di cibo e bevande nel mese interessato dal decreto.
