Alberti sul nuovo depuratore del Garda: “Sì alla mozione di Sarnico, ma soluzione al problema resta ridefinizione dei confini”

«Il consigliere provinciale Giovanni Sarnico ha presentato una Mozione che impegna la Giunta Provinciale ad adottare, in riferimento alla realizzazione di nuovi impianti di depurazione delle acque, un criterio di prossimità secondo il quale i nuovi impianti consortili e quelli in fase di progettazione devono essere realizzati sul territorio di uno dei Comuni serviti dallo stesso. Il riferimento ai tanto contestati impianti di Gavardo e Montichiari che dovranno servire i comuni del Garda è evidente e non posso far altro che ringraziare il consigliere Sarnico per la proposta». A dirlo è il Consigliere Regionale del M5S, Dino Alberti.

 

«Spiace constatare che ancora una volta la Provincia di Brescia stia dimostrando di essere non la casa di tutti i Sindaci e quindi di tutti i bresciani ma l’ennesima istituzione lontana dai territori, sorda alle richieste dei suoi cittadini, prona agli ordini di partito e pavida al punto da nascondersi dietro a pareri giuridici che hanno l’intento di togliere da situazioni di imbarazzo chi non ha il coraggio di prendere decisioni».

«Ieri è arrivata l’inammissibilità della “mozione Sarnico” con tanto di parere dell’avvocatura della Provincia di Brescia secondo la quale il consiglio provinciale non può esprimersi circa le linee programmatiche delle opere che riguardano il Sistema Idrico Integrato. Ma quindi la legge regionale attribuisce alla Provincia le funzioni di Ente di governo d’Ambito del SII ma la Provincia stessa non può imporre criteri localizzativi in fase di programmazione? In cosa dovrebbero consistere queste funzioni di “governo”? Vero è che lo strumento della mozione non sia quello più indicato in questa fase. Una mozione infatti non può modificare una delibera. Servirebbe invece una nuova delibera per correggerne una precedente. Questioni di lana caprina, insomma. Resta il punto che ancora una volta chi è chiamato ad assumere decisioni non le prende con la conseguenza di uccidere sul nascere il dibattito. Così facendo si escludono a priori atti politici legittimi che si sostituiscono con cavilli giuridici. Il risultato è quello di far fare alla Provincia e ai suoi politici l’ennesima figuraccia».

«Resto tuttavia convinto che la soluzione a questi problemi debba passare attraverso un’altra via: la modifica della legge regionale che individua i confini dell’Ambito Territoriale del SII con i confini della provincia. Il territorio provinciale è troppo vasto e vario perché possano essere prese decisioni in piena consapevolezza e trasparenza. Come può, per esempio, essere coinvolto e interessato un Sindaco della Val Camonica sulle opere da effettuare sul Lago di Garda? Da ciò ne consegue che le Conferenze dei Comuni dell’ATO vengano disertate e ignorate anche se sono fondamentali per definire il piano pluriennale delle opere che la stessa ATO dovrà realizzare».

«Da quando sono entrato in Consiglio Regionale – prosegue il Consigliere bresciano – sto chiedo la modifica proprio di questa norma che consentirebbe la definizione di ambiti a misura di “bacino idrografico”. Così facendo i Comuni del Garda e del Mincio sarebbero chiamati a decidere sulle opere a servizio del proprio ambito territoriale e non su quello di altri. Di conseguenza i due depuratori che ora si vorrebbero realizzare a Gavardo e Montichiari dovrebbero trovare la loro collocazione nei Comuni afferenti al bacino del Garda e del Mincio. La definizione dei confini dei nuovi ambiti dovrà seguire un iter definito ma tutto questo si può fare ora perché la norma nazionale che riguarda il tema, già lo consente».

«Ho depositato mozioni, proposte di legge e ordini del giorno, ora è solo questione di volontà politica. Lo strumento per ridare voce ai territori c’è ma per attuarlo serve che in Regione Lombardia si esca dalla propaganda e dalla campagna elettorale perenne e si cominci a fare davvero qualcosa di importante e utile per i territori».

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