Ghedi: associazione commercianti e comune dalla stessa parte per affrontare una situazione ormai insostenibile

L’Associazione Commercianti di Ghedi ha deciso di darsi da fare per cercare di affrontare una situazione che si sta facendo davvero insostenibile. La presidente Cristina Damiani e alcuni rappresentanti del direttivo del sodalizio che attualmente conta settanta associati si sono così recati in municipio per analizzare lo stato delle cose e cercare possibili soluzioni insieme al sindaco Federico Casali e al consigliere comunale delegato al commercio, Attilio Del Campo. Dalle riflessioni comuni è uscita rafforzata la volontà di offrire un aiuto concreto a tutta una categoria costretta, suo malgrado, a vivere un momento più che problematico. “Vogliamo far sentire la nostra voce – è la sintesi della presidente Damiani – per chiedere i nostri diritti e quello al lavoro e alla libertà in modo particolare. Proprio per offrire il maggiore risalto possibile a questo nostro grido, stiamo pensando di dare vita ad una mobilitazione attraverso la quale vogliamo far conoscere la nostra opinione. Si badi bene non è nostra intenzione organizzare una manifestazione né politicizzata né, tanto meno, contro qualcuno o qualcosa.

L’unica idea che ci interessa sostenere è che vogliamo che le nostre attività possano lavorare e continuare ad esistere. Per riuscire in questo stiamo pensando ad una iniziativa, del tutto pacifica e nel pieno rispetto delle norme stabilite per la tutela della sicurezza e il divieto di assembramento, che possa dare voce a quelle attività che sono costrette a guardare con fondate preoccupazioni al loro futuro. Il settore del commercio a Ghedi (ma non solo) è allo stremo. È necessario riaprire in fretta. Questo è quello che chiediamo e chiediamo di farlo in tutta sicurezza. In un frangente come questo le restrizioni della zona rossa sono troppo rigide e rappresentano un freno che le nostre attività commerciali non riescono più a sopportare. Non domandiamo certo un’apertura indiscriminata, ma domandiamo, almeno, che si modifichino i criteri di queste chiusure, bisogna esaminare nel giusto modo l’indice RT. Se un determinato territorio dimostra rispetto per le regole, deve essere premiato. Non dobbiamo fare di tutta l’erba un fascio e assimilare realtà completamente diverse solo perché appartengono ad una stessa regione. È ben differente la realtà di un negozio a Ghedi rispetto a uno che si trova a Milano. Non possiamo permettere che queste due attività vengano trattate nello stesso modo. Da sempre il nostro settore è stato favorevole alle regole e al distanziamento, ma dopo aver predisposto tutto per lavorare in piena sicurezza, chiediamo anche di poterlo fare”.

Ci sono poi altre rimostranze che richiamano in modo particolare la preoccupazione dei commercianti: “Si è parlato a lungo della volontà di rimanere vicini ai commercianti e di un equo indennizzo per il settore. È un anno, ormai, che se ne parla, eppure questi famosi ristori per alcune attività non si sono ancora visti, se non sotto forma di una vera e propria elemosina, del tutto insufficiente per far fronte ai loro bisogni. Non possiamo dimenticare, inoltre, che ci sono specifiche attività che in questo momento vengono discriminate. Si tratta di settori che non provocano assembramento e rispettano tutte le norme per la sicurezza e il distanziamento, eppure, nonostante questo, rimangono chiusi”. Considerazioni che fanno capire che la misura è colma: “Questo che abbiamo chiesto al sindaco Casali – è la conclusione della presidente Cristina Damiani – è stato solo il primo di una serie di incontri che vogliamo realizzare. Siamo soddisfatti che l’Amministrazione Comunale abbia condiviso le nostre preoccupazioni e si sia dimostrata vicina al nostro settore. Il grido di allarme che intendiamo lanciare, però, non si limita al commercio. Vogliamo coinvolgere anche il mondo dello sport e della cultura, quello dell’istruzione e delle famiglie, realtà fondamentali, che in questo momento stanno pagando il peso delle chiusure. È per questo che speriamo che la nostra mobilitazione, che si rivolgerà anche ad associazioni e amministratori al di fuori di Ghedi, possa ricevere la giusta attenzione. Ormai non possiamo aspettare ancora, ma dobbiamo salvare tutto un settore alle prese con una situazione insostenibile”.

Timori e propositi che hanno trovato la piena vicinanza del sindaco di Ghedi, Federico Casali: “È ovvio che in un momento come quello che stiamo vivendo – è la premessa del primo cittadino ghedese – ogni iniziativa deve sempre fare i conti con la sicurezza e le restrizioni imposte per limitare il contagio. Detto questo, abbiamo accolto più che volentieri questo incontro perché ci offre la possibilità di far sentire la nostra vicinanza ai commercianti e di studiare iniziative che possano offrire un sostegno efficace e concreto ad un settore che da troppo tempo è alle prese con una crisi che si sta aggravando di giorno in giorno. Certo, non bisogna mai dimenticare che siamo in un periodo di emergenza sanitaria, ma non possiamo permettere che questo causi un’altra emergenza in campo economico, costringendo alla resa innumerevoli attività commerciali, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare sia dal punto di vista dell’occupazione che del sostegno di tante famiglie. Siamo convinti dell’importanza di questa rimostranza e faremo il possibile per essere vicini ai commercianti. Il sistema delle chiusure dev’essere basato su dati precisi ed inconfutabili, non è possibile adottare con leggerezza un simile strumento. Ragionando a livello generale, personalmente ritengo che si potrebbero adottare criteri diversi, non più basati su chiusure regionali, ma, magari, su base provinciale.

Il sistema attuale rischia infatti di penalizzare province e territori, che, viceversa, dispongono di dati tranquillizzanti, solo per il fatto di appartenere ad una regione dove ci sono luoghi costretti a fare i conti con dati preoccupanti. Così facendo, si finisce per costringere alla chiusura attività che, in realtà, potrebbero continuare a lavorare in sicurezza. D’altra parte, tutto questo non vuol nemmeno dire sì ad aperture indiscriminate, ma bisogna riuscire a valorizzare, nello stesso tempo, le esigenze della sicurezza e della necessità di evitare il contagio con quelle di attività commerciali che rappresentano una componente viva della nostra comunità. Una risorsa che non coinvolge soltanto le persone direttamente impegnate in questo campo e le loro famiglie, ma rappresenta un prezioso punto di riferimento pure per l’intera società. È per questo che vogliamo parlare con i commercianti e analizzare insieme la situazione. Siamo intenzionati a studiare le modalità per essere davvero vicini a questo settore e per riuscire ad offrire un contributo positivo e propositivo ad una questione tanto importante. A Ghedi è stato dato il via ad un percorso di grande rilievo che mira a giungere a livelli generali. Ben vengano nuove idee e nuovi contributi anche da altre località. Non interessa mantenere la supremazia di questa iniziativa, quello che conta è che i commercianti vengano finalmente aiutati ad uscire da una situazione che, purtroppo, si è fatta insostenibile”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.