Salute mentale: in aumento del 25% i disturbi d’ansia e depressione

La pandemia da Covid-19 rappresenta una “ferita” che ha profondamente influenzato i sistemi sanitari, economici e le politiche di welfare e di well-being a livello globale.

Un’indagine realizzata in Italia dalla rete COvid Mental hEalth Trial (COMET) durante il primo periodo di isolamento (marzo-maggio 2020) aveva già evidenziato l’impatto che tale condizione stava avendo sulla salute mentale della popolazione italiana. Quasi la metà del campione intervistato (il 41,6%) riferiva di sentirsi almeno moderatamente stressato dalla situazione, mentre il 17,6% accusava sintomi d’ansia e il 12,4% dichiarava di riportare sintomi depressivi gravi o estremamente gravi[1].

I numeri testimoniano quanto già affermato dall’OMS nel suo Piano d’azione per la salute mentale 2013-2020: “Non c’è salute senza salute mentale”. Secondo gli ultimi dati pubblicati, i disturbi d’ansia e depressione sono aumentati del 25% nel mondo a causa della pandemia. ll diffondersi di fenomeni come solitudine, paura del contagio, sofferenza per sé e i propri cari e preoccupazioni finanziarie hanno portato il 90% dei Paesi intervistati dall’OMS ad impegnarsi per potenziare il supporto psichico e psicologico fornito dai sistemi sanitari nazionali[2].

Alla luce di tali evidenze e consapevole dell’importanza della tutela della salute mentale, oggi più che mai, Lundbeck Italia – in collaborazione con CEOforLIFE – ha deciso di dare il proprio contributo e lanciare i “CEOforLIFE Lundbeck Awards: la salute parte dal cervello”, un contest rivolto alle aziende impegnate in progetti che tutelano, prevengono e promuovono la salute mentale nei contesti lavorativi.

Dal 2 maggio al 20 luglio 2022 le aziende che hanno messo al centro delle loro strategie aziendali l’attenzione alla salute mentale dei propri collaboratori e al loro equilibrio psico-fisico, potranno candidare il loro progetto e diventare una best practice nella diffusione di una cultura organizzativa inclusiva, contribuendo così a creare ambienti di lavoro in cui sia normale e “socialmente accettato” parlare di benessere e salute mentale.

Le patologie mentali influiscono sull’assenza dal lavoro, sulla disabilità e sul pensionamento anticipato e, di conseguenza, incidono sui costi di produttività con forti ripercussioni sul tessuto sociale. Nel 2007 i costi in Europa di produttività dell’assenteismo dovuto a patologie mentali ammontavano a 136 miliardi di euro, pari all’incirca a 624 euro per persona occupata nell’UE nello stesso periodo. Sul totale di questi costi, 99 miliardi di euro sono riconducibili a depressione e a disturbi legati all’ansia[3].

“Non c’è salute senza salute mentale (OMS) e sono certa che l’impegno di tutte le aziende che rappresentiamo e che hanno a cuore e in mente non solo la salute fisica ma anche la salute mentale delle proprie persone, che tutti i giorni lavorano con noi, rappresenterà un importante stimolo ed esempio per la prevenzione della salute mentale in ogni posto, in ogni luogo, in ogni momento”, ha dichiarato Tiziana Mele, Managing Director di Lundbeck Italia.

La pandemia ha accelerato un cambiamento già in atto da parte delle aziende, che ha portato l’attenzione al benessere psico-fisico delle proprie persone al centro delle strategie di sviluppo e organizzazione post-Covid. Dalle politiche di welfare si è passati ad affermare un concetto più ampio, quello di well-being, che tiene conto delle esigenze dei singoli collaboratori e richiede quindi un forte elemento di personalizzazione e differenziazione dei servizi offerti.

Come Lundbeck abbiamo fatto da apripista nell’adozione di questo approccio: da “preoccuparci” del benessere della persona siamo passati ad “occuparci” delle persone spinti da un forte orientamento al “people care”. – sottolinea Raffaella Maderna, People & Communication Director di Lundbeck Italia Oggi più che mai un’organizzazione aziendale non può permettere che dimensioni importanti come il benessere fisico e psichico delle proprie persone siano trascurate. Da qui l’impegno costante e continuo affinché ogni persona possa essere al proprio meglio, sempre”.

Secondo uno studio ISTAT, la condizione lavorativa e l’ambiente di lavoro sono fattori determinanti per la salute mentale: inattivi e disoccupati tra i 35-64 anni riferiscono più spesso disturbi di depressione o ansia cronica grave (10,8% e 8,9%) rispetto ai coetanei occupati (3,5%).[4].

“L’impatto della pandemia ha reso ancora più evidente come la salute mentale costituisca parte integrante del benessere delle persone e, di conseguenza, ha fatto emergere con maggior forza il bisogno di impegnarsi in azioni concrete che mirino alla cura ed alla prevenzione delle patologie psichiche. – sottolinea Giordano Fatali, Founder di CEOforLIFE – Per questo motivo, abbiamo deciso con Lundbeck Italia di realizzare i CEOforLIFE–Lundbeck Awards, uno spazio in cui le aziende che maggiormente stanno investendo sulla salute delle proprie persone, potranno dare voce alle iniziative promosse per rompere lo stigma legato al tema del disagio mentale”.

[1] Fiorillo A, Sampogna G, Giallonardo V, Del Vecchio V, Luciano M, Albert U, Carmassi C, Carrà G, Cirulli F, Dell’Osso B, Nanni MG, Pompili M, Sani G, Tortorella A, Volpe U (2020). Effects of the lockdown on the mental health of the general population during the COVID-19 pandemic in Italy: Results from the COMET collaborative network. European Psychiatry, 63(1), e87, 1–11 https://doi.org/10.1192/j.eurpsy.2020.89.

[2] World Health Organization, News release “COVID-19 pandemic triggers 25% increase in prevalence of anxiety and depression worldwide”, 2 marzo 2022.

[3] https://ec.europa.eu/social/BlobServlet?docId=19617&langId=it.

[4] https://www.istat.it/it/files/2018/07/Report_Salute_mentale.pdf

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