Disallineamento tra domanda e offerta lavoro: l’analisi del centro studi di Apindustria Confapi
Le Pmi bresciane sono in difficoltà nel reperire personale, soprattutto specializzato – come più volte evidenziato -, ma anche generico. Lo osserva l’indagine sulle risorse umane realizzata dal Centro Studi di Apindustria Confapi Brescia interpellando un campione rappresentativo di cento imprese associate, in prevalenza metalmeccaniche e di medie dimensioni.
A mancare, in particolare, sono operai specializzati (80% delle imprese, in misura trasversale rispetto a dimensione aziendale e settore produttivo), tecnici (26%), figure di management e ruoli direzionali
(17%) o dell’area amministrativo – contabile (5%). Il 33% del campione osserva però anche la mancanza di operai generici, evidenziando una difficoltà che travalica l’annoso problema della carenza di specializzazione.
E questo, osserva il focus, «nonostante le imprese si affidino a strumenti indiretti, ma professionali, di recruiting». Il 79% delle imprese _(era possibile fornire risposte multiple)_ si appoggia a società di somministrazione, il 19% a centri per l’impiego e associazioni di categoria; alti restano ancora i rapporti diretti (55%) o l’uso dei social media (26%).
La mancanza di personale specializzato con competenze in ruoli operativi o di carattere tecnologico – ingegneristico ha, per la gestione aziendale, un impatto elevato o molto elevato per circa due imprese su tre. Un dato che non stupisce, tenuto conto che l’indagine è stata condotta su aziende di medie dimensioni (la fascia più rappresentata è, infatti, quella che impiega tra i 15 e i 50 dipendenti) dove, quindi, la presenza o meno di una figura specializzata, o i tempi lunghi per reperirla, può avere un peso elevato negli equilibri aziendali.
Il report evidenzia anche una diffusa necessità di competenze digitali nella quasi totalità degli ambiti della vita aziendale:
dall’amministrazione al marketing, fino alla logistica.
Dopo un anno e mezzo, durante il quale la fase espansiva ha portato a un ampliamento degli organici nella gran parte delle aziende, la situazione è oggi stabile, così come, secondo il sentiment degli interpellati, lo sarà nei prossimi mesi.
I costi energetici stanno però da tempo pregiudicando la normale attività, mettendo sempre più sotto pressione le aziende. Al punto – osserva il report – che quattro imprese su dieci non escludono fermi produttivi, ipotizzando, nel caso di una tale evenienza, l’utilizzo di ferie (79%), permessi (62%) o cassa integrazione (71%). Solo sette imprese su cento – in massima parte realtà che già da tempo vivono una fase difficile – non escludono licenziamenti.
«Le ore di cassa integrazione stanno crescendo e ci sono segnali di peggioramento del quadro economico generale – afferma Pierluigi Cordua, presidente di Apindustria Confapi Brescia -. È in tale contesto che continua e si aggrava il disallineamento tra domanda e offerta di
lavoro: un problema molto sentito, ancor più in un quadro di profonda trasformazione come quello attuale, nel quale il differenziale competitivo delle imprese si gioca anche e soprattutto sulle competenze». Per tale motivo Cordua insiste sulla necessità della formazione e di un’opera di sensibilizzazione sulle figure necessarie nel mercato del lavoro: «Viviamo peraltro da tempo inoltre una crisi demografica, questione che ovviamente interessa anche il mercato del lavoro e la mancanza di figure lavorative in grado di far andare avanti gli stabilimenti sta diventando sempre più pressante».
