Appello del coordinamento dei circoli di Legambiente Brescia ai candidati alle elezioni regionali 2023

PREMESSA

Il quinquennio 2023-2028 sarà fondamentale per attuare la transizione ecologica della Lombardia.
La provincia di Brescia con oltre 1 milione 250mila abitanti e 4784 kmq di superficie è la seconda provincia lombarda per numero di abitanti, dopo Milano, e la prima per estensione.
Un territorio importante, la cui densità non è solo riconducibile allo spazio a disposizione di ogni bresciano ma anche alla quantità di problemi che un passato industriale e di eccessivo sfruttamento delle risorse ha generato, lasciando sul campo situazioni cronicizzate le cui soluzioni per il risanamento, ancora oggi, stentano ad essere messe in campo.
Ma il bresciano è anche un immenso serbatoio di opportunità: le montagne, i laghi e la pianura hanno fatto del paesaggio e dell’ambiente bresciano un tratto distintivo.
È da lì, a nostro avviso, che occorre ripartire, dall’unicità territoriale, affinché i prossimi anni conducano la provincia verso una reale sostenibilità ambientale e sociale.
Sfide e opportunità che ci hanno indotto, come circoli di Legambiente della provincia di Brescia, riuniti in coordinamento, ad indicare ai candidati alle imminenti elezioni regionali, obiettivi raggiungibili perché l’ambiente, come elemento trasversale, non sia più derogabile. Facciamo dunque appello a tutti i candidati, perché si assumano la responsabilità di orientare le politiche in modo che la provincia di Brescia faccia la propria parte per fermare il cambiamento climatico e intraprendere senza indugi la strada della transizione ecologica.

SFIDE E OPPORTUNITA’, OBIETTIVI E AZIONI ENERGIA

I prossimi 5 anni saranno decisivi per attuare interventi di contrasto ai cambiamenti climatici. Il tempo a nostra disposizione è ormai limitato ed è necessario ridurre drasticamente le emissioni di CO2 in atmosfera secondo un cronoprogramma chiaro e condiviso. Certamente è una sfida difficile per una Regione densamente abitata, con notevole presenza industriale ed agricola, come la nostra, ma l’esperienza intrapresa da altre Regioni europee, ci conferma che la strada da intraprendere oltre che possibile è obbligata.
Le azioni da attuare sono da una parte la riduzione dei consumi energetici e dall’altra la produzione di energia in modo rinnovabile.
La Direttiva europea in corso di approvazione, con l’obbligo di giungere entro il 2033 alla certificazione in classe energetica D di tutti i fabbricati non costituisce, nei fatti, che un modesto impegno se si vuole realmente puntare all’obiettivo delle emissioni zero di CO2 per il 2050.
La formazione diffusa di Comunità Energetiche Rinnovabili costituisce una risposta sociale alla richiesta di energia da parte delle famiglie. Imperdonabile il ritardo con cui si stanno definendo le regole per l’attuazione delle CER.
Siamo consapevoli che le sole CER non basteranno. Si deve incoraggiare il comparto artigianale ed industriale lombardo ad efficientare la propria filiera produttiva ed a generare, almeno in parte, l’energia necessaria a far funzionare gli impianti.

MOBILITÀ

La mobilità lombarda è ancora incentrata sull’uso di mezzi a motore endotermici sia per lo spostamento delle persone che delle merci. Riteniamo che in tempi stretti si debba modificare lo stato delle cose. Indispensabile la realizzazione di un sistema di trasporto pubblico regionale intermodale ed interconnesso.
All’interno delle città è indispensabile giungere ad una drastica riduzione dell’uso dell’automobile anche per gli effetti negativi in tema di emissioni nocive alla salute. Il tasso di motorizzazione attuale con 6 automobili ogni 10 abitanti oltre che insostenibile è fuori scala, già oggi, rispetto a quanto avviene in gran parte dell’Europa.

La realizzazione nelle città di ampie zone 30, isole ambientali, strade ciclabili, rete ciclabile ben segnalata sono i presupposti, insieme ad efficiente sistema di trasporto pubblico per rendere le città più vivibili.
Indispensabile che anche il trasporto delle merci venga finalmente riorganizzato riducendo drasticamente il trasporto autostradale a favore dell’intermodalità.
Il trasporto ferroviario, per la parte di competenza della Regione, deve essere potenziato in modo razionale senza disperdere ingenti risorse in sperimentazioni di soluzioni sbagliate ed inefficienti, che non aiutano la decarbonizzazione e i cui vantaggi per i territori sono ancora tutti da dimostrare. È il caso della sperimentazione avviata sulla linea Brescia – Edolo con il treno ad idrogeno.

 

QUALITA’ DELL’ARIA

La sfida della qualità dell’aria resta centrale e chiama politiche ambientali incisive. E’ vero che, a cavallo tra gli anni ‘90 e il primo decennio del nuovo secolo, sono stati ottenuti consistenti miglioramenti di qualità dell’aria sulla scia di politiche di livello europeo e, in minor misura, con azioni regionali (miglioramenti delle motorizzazioni e dei combustibili, sistemi di abbattimento ai camini, messa al bando di combustibili molto inquinanti per il riscaldamento domestico). Ma da diversi anni i miglioramenti sono divenuti sempre meno significativi, sebbene la qualità dell’aria sia molto lontana dai livelli raccomandati dall’OMS. E’ ora di attivare una nuova generazione di politiche, che aggrediscano le principali fonti emissive di ossidi di azoto e di precursori delle polveri sottili (ammoniaca), fino ad ora risultate fortemente recalcitranti alle misure attivate: le emissioni da motorizzazioni stradali (in primo luogo diesel e veicoli commerciali) e quelle da agricoltura e allevamento intensivo. Non si tratta di sviluppare misure a sé stanti, ma di declinare all’esigenza prioritaria della qualità dell’aria, e con un elevato livello di ambizione, gli specifici target del Green Deal europeo in questi due ambiti.

 

CONSUMO DI SUOLO

La Lombardia ha superato il proprio picco demografico e, come gran parte del Paese, assiste ad un lento ma costante decremento della popolazione residente, ritornata al di sotto dei 10 milioni anche per effetto del rallentamento del flusso migratorio. Il consumo di suolo guidato dalla domanda residenziale fa dunque parte di una dinamica conclusa nel primo decennio del secolo, i fenomeni a cui assistiamo sono invece guidati dalla crescita di infrastrutture di trasporto, che avviene sotto la (colpevole) regia istituzionale pubblica, e dalla tumultuosa e ingovernata domanda di superfici del settore industriale della logistica. Occorre sottoporre a profonda revisione la politica regionale in materia di infrastrutture, in primis stradali, ove la razionalizzazione della rete esistente deve sostituirsi all’imperativo della crescita di capacità e di direttrici autostradali. Le nuove funzioni produttive e logistiche devono invece diventare occasione per ripensare le vaste superfici dismesse, sviluppando una pianificazione e un ruolo economico proattivo dell’istituzione pubblica, che può farsi promotrice (anche finanziaria) del recupero ambientale e funzionale delle aree dismesse finalizzato alla loro reimmissione sul mercato immobiliare. Nelle città, invece, è ora di impostare programmi di desigillatura e ripristino dei suoli, pensando in particolare alle funzioni che il suolo vegetato è in grado di svolgere, a costo zero, come infrastruttura verde multifunzionale.

 

AGRICOLTURA E ALLEVAMENTO

Il modello agricolo regionale incrocia elevate prestazioni economiche con impatti ambientali e climatici altrettanto elevati: la Lombardia agricola esprime il 50% della produzione nazionale di latte e carni suine occupando il 7% delle terre coltivate italiane, ma per farlo utilizza il quintuplo dei fertilizzanti, rilasciando oltre un quarto delle emissioni climalteranti dell’intera agricoltura nazionale. Sono gli effetti di un eccesso di specializzazione, in particolare zootecnica, che però confliggono con la capacità di approvvigionarsi con le risorse del territorio – la mandria lombarda è nutrita prevalentemente di mangimi importati da Paesi che estendono le coltivazioni attraverso la deforestazione – e tanto meno di gestire in ottica di circolarità i flussi di nutrienti, che eccedono i bisogni delle colture diventando inquinanti per aria, acqua e suolo. Le colture dominanti in pianura esprimono poi un fabbisogno irriguo difficile da coprire nelle sempre più ricorrenti annate di siccità. E’ il momento di sviluppare una riforma degli ordinamenti colturali che orienti gli operatori verso scelte produttive maggiormente differenziate, resilienti e sostenibili. Le eccellenze dell’agroalimentare lombardo devono riaffermare il legame con il territorio e le sue filiere, la densità dei capi allevati deve essere ridotta ed equilibrata in rapporto alle superfici coltivate, occorre recuperare una diversità di produzioni che possa rifornire i mercati locali e regionali, differenziando le fonti di reddito per le aziende e favorendo l’occupazione in agricoltura, prevenire l’abbandono delle terre coltivate, aumentare la diversità del paesaggio agrario. In agricoltura, più che in qualsiasi altro settore economico, occorre gestire il cambiamento prima che sia il clima ad imporlo.

BENESSERE ANIMALE

Proteggere la biodiversità e quindi garantire il futuro del territorio bresciano significa anche lottare contro l’illegalità nei confronti degli animali e il bracconaggio, contrastare il traffico di specie animali e vegetali protette, salvaguardare il diritto ad una vita dignitosa degli animali, attuare piani di contenimento della fauna selvatica utilizzando anche metodi ecologici ed incruenti.
È necessario attivare un programma per la sostenibilità in zootecnia, che persegua la riduzione degli impatti sulle risorse ambientali, assicuri il benessere animale negli allevamenti e riequilibri gli eccessivi carichi zootecnici.

 

NUOVO PIANO CAVE

Sino dal giugno 2022 la Provincia di Brescia ha adottato, con delibera consigliare, il nuovo Piano Cave per l’estrazione di sabbia e ghiaia, da valersi per i prossimi 10 anni, ai sensi della Legge (L.R. 14/98) allora vigente.
Benché evidente che il precedente Piano Cave 2005 – 2015 fosse stato approvato in termini assolutamente eccedenti i fabbisogni, tanto è vero che nei 13 anni di vigenza effettiva è stata estratta soltanto la metà dei quantitativi previsti (oltre 70 milioni di mc), e che il nuovo piano dovesse essere fortemente ridimensionato, tanto da non poter neppure prevedere ulteriori cubature scavabili; e benché nel frattempo siano stati presi in considerazione anche i materiali alternativi a sabbia e ghiaia e derivanti dal riciclo delle demolizioni edilizie, il nuovo Piano Cave adottato prevede la bellezza di circa 43 milioni di mc di nuovi materiali da poter escavare, al lordo di poco più di 9 milioni di materiali alternativi.
Dunque, in sintesi, si può affermare che il nuovo piano cave della provincia di Brescia è ancora sovrastimato e utilizza in modo troppo ridotto i materiali alternativi anche in relazione alle nuove norme che rendono utilizzabili altri materiali finora considerati rifiuti.
Visto che a oggi la Regione non ha ancora approvato il piano cave bresciano chiediamo ai consiglieri candidati alle prossime elezioni regionali di impegnarsi ad approvare tale piano riducendone notevolmente le quantità da scavare.

 

AMBIENTE MONTANO

I territori montani lombardi stanno vivendo una fase difficile di transizione legata soprattutto ai cambiamenti climatici. La riduzione sostanziale delle precipitazioni, lo scioglimento rapido dei ghiacciai, l’innevamento naturale a quote sempre più elevate stanno trasformando il paesaggio e la vita nelle aree alpine e prealpine, ma questo non ha in nessun modo cambiato le politiche della Regione Lombardia.
L’unica risposta è stata quella di mettere a disposizione ingenti risorse finanziarie per realizzare interventi ed infrastrutture dannosi, legati in particolare ad uno sci di massa in profonda crisi (Monte Tonale Occidentale, Montecampione, Maniva ecc.).

In questo contesto le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, nate all’insegna della sostenibilità, si stanno dimostrando uno strumento per riproporre investimenti per opere impattanti, anche in territori che nulla hanno a che vedere con l’evento.
La montagna lombarda necessita innanzitutto di cura e prevenzione per limitare il dissesto idrogeologico a fronte di eventi metereologici estremi sempre più frequenti. Le stesse aree naturali protette, che rappresentano buona parte del territorio montano lombardo, si trovano in uno stato di relativo abbandono, mentre necessiterebbero di maggiori risorse per tutelare e valorizzare il loro patrimonio naturale in un quadro che sta mutando rapidamente.
Il turismo rappresenta certamente una delle fonti di reddito fondamentali per coloro che vogliono continuare a vivere in montagna ma deve sapersi innovare e diversificare e trarre beneficio dalle molteplici attività che producono servizi ecosistemici, legate all’agricoltura, all’attività forestale, alla cura del territorio.
Le montagne lombarde posseggono un patrimonio storico e di comunità che è unico ed hanno bisogno di nuove energie che abitano i luoghi, non certo di luna park fuori contesto che si rivelano insostenibili e lasciano eredità difficilmente sanabili.

ACQUA E RISORSE IDRICHE

Anche in Lombardia la disponibilità di risorse idriche è in forte diminuzione, in particolare nei mesi estivi. Ciò determina quanto sia fondamentale puntare al riequilibrio del bilancio idrico, incrementando da una parte l’efficienza degli usi e dall’altra l’aumento della resilienza agli eventi siccitosi. E per considerare efficacemente gli impatti dei cambianti climatici sull’equilibrio del bilancio idrico sono necessarie alcune azioni che risultano fondamentali per la programmazione: l’acquisizione di scenari idrologici di cambiamento climatico sui bacini, che permettano di capire come cambierà in futuro la disponibilità idrica; e l’acquisizione di scenari di domanda di risorsa, i quali dipendono dal clima e dall’evoluzione degli usi nel distretto.
Per quanto riguarda la qualità delle acque superficiali, secondo i dati riportati nel Piano di Tutela ed Uso delle Acque da Regione Lombardia, solo il 27% dei fiumi, il 53% dei laghi e il 17% dei corpi idrici sotterranei raggiungono attualmente l’obiettivo “buono” richiesto dalla Direttiva Acque. Tutti gli altri sono rimandati al 2027.
Il territorio di Brescia, nello specifico, presenta ancora un grave deficit del sistema depurativo, tanto che risultano ancora aperte due procedure di infrazione dell’Unione europea per il mancato rispetto della direttiva europea 1991/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane. Nel monitoraggio effettuato da Regione Lombardia alla fine del 2020, dei 114 agglomerati iniziali della procedura d’infrazione n. 2014/2059 ne risultavano non conformi ancora 25 tutti nell’ATO di Brescia. Mentre per la procedura n.2181/2017 che ha preso avvio nel luglio 2018 e faceva inizialmente riferimento a 69 agglomerati lombardi, attualmente i casi ancora aperti sono 45, di cui 19 in provincia di Brescia. Per questo, per quanto riguarda la depurazione dei reflui urbani ed industriali si ritiene che Regione Lombardia debba insistere affinché venga data la priorità ai territori della Provincia che ancora non rispettano le direttive comunitarie, accantonando, modificando e valutando in modo più approfondito progetti molto costosi e ambientalmente impattanti come quello attualmente in discussione per la depurazione dei reflui della sponda bresciana del Garda che prevede un nuovo collettamento e due nuovi depuratori con lo spostamento di acque da un bacino idrico ad un altro.
Riguardo agli aspetti quantitativi, crediamo che i tempi siano più che maturi per introdurre misure più stringenti di governo di un fenomeno, quello della corsa alle piccole derivazioni con finalità idroelettrica, che ci pare sfuggito ad ogni controllo, anche per effetto di politiche incentivanti definite a livello nazionale che non tengono conto della redditività di lungo termine di tale forma, peraltro residuale sotto il profilo economico, di sfruttamento delle acque. In particolare, segnaliamo come dato emergente che i torrenti di alta quota (al di sopra dei 1800-2000 mt di altitudine), fino a poco tempo fa liberi da impianti, oggi sono interessati da centinaia di domande di derivazione che presentano non poche problematiche. Fra queste la distruzione di territorio idrologicamente e biologicamente delicato e unico. In questo senso chiediamo il reale rispetto del Deflusso Ecologico attraverso una seria catena di controllo.

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