Ennesimo impianto trattamento Forsu per produrre biometano in Valsabbia
Le Associazioni ambientaliste e i Comitati locali in difesa del territorio, hanno scritto al Sindaco di Carpenedolo e al Consorzio Bassa Bresciana Centrale, in merito al progetto di un nuovo, ennesimo, impianto di trattamento Forsu e produzione di biometano in Valsabbia. Netto e deciso il No degli ambientalisti: “I benefici sono di molto inferiori agli svantaggi; o meglio, generalmente i benefici sono tutti ascrivibili a chi costruisce e gestisce l’impianto, mentre le criticità pesano sulla collettività, sulla salute pubblica e sul territorio”, afferma l’ex deputato Stefano Apuzzo, a nome delle Associazioni e dei Comitati, rendendo pubblico il testo della missiva.
Perentorie le Associazioni e i Comitati, promettono battaglia, anche legale, in merito a quello che definiscono “un ennesimo impianto inutile in un’area e in una regione strasatura di impianti, progettato grazie alla bolla del biometano e sostenibile solo con i fondi pubblici del PNRR”.
Sconcertante che il Governo conceda quasi 30 milioni di fondi europei ad un Consorzio, Bassa Bresciana Centrale, che risulta “in liquidazione”, ovvero che sta cambiando pelle, con tutte le incertezze del caso.
Di seguito il testo della PEC trasmessa al Sindaco, Stefano Tramonti, e al Consorzio:
Abbiamo letto del nuovo impianto per il trattamento della Forsu e per la produzione di biogas da raffinare in biometano a Carpenedolo (BS).
Dal 2011 le scriventi Associazioni e Comitati, si occupano di impiantistica di questo tipo e, alle Sue entusiastiche dichiarazioni alla stampa, siamo costretti ad opporre la cautela derivante dall’esperienza su diversi territori e il confronto con diversi altri impianti gemelli.
Un simile impianto (inutile, in quanto sia la regione Lombardia, sia le province di Brescia e di Bergamo, sono lautamente autosufficienti ed anzi, hanno un’offerta di impiantistica superiore alle esigenze regionali, tanto da essere costretti ad importare Forsu da mezza Italia), arreca ampi benefici economici ai costruttori/gestori/produttori, ma altrettante criticità alla cittadinanza, alla salute ed all’ambiente (di conseguenza, alle Amministrazioni ospiti). Il futuro impianto di Bedizzole, secondo le intenzione del promotore, A2A e della Provincia di Brescia, avrebbe dovuto garantire il trattamento di tutta la FORSU raccolta nel bresciano. La proposta di un ennesimo impianto in Valsabbia dimostra palesemente che l’interesse non è la programmazione, la prossimità degli impianti o l’autosufficienza dei territori, bensì i business derivanti dalla “bolla del biometano”, per di più finanziati con i fondi del Pnrr.
Ci permettiamo di segnalarLe alcune delle criticità più evidenti, già riscontrate in quasi tutti i territori che ospitano tale impiantistica.
La prima.
Impatti odorigeni, traffico, ammoniaca e perdite di CO2 e metano.
Pressochè tutti gli impianti di trattamento di Forsu per produrre biogas e, in seguito, biometano, producono forti impatti odorigeni su una area molto estesa (quindi anche il centro abitato), di cui i cittadini chiederanno conto al Sindaco. Nemmeno il colosso A2A, nei propri impianti, riesce a non superare i limiti di Legge di emissioni di puzze e ammoniaca (per economizzare sui presidi, per incompetenza e pressapochismo, per certezza di impunità). Vedasi l’impianto simile al vostro futuro, attivo a Lacchiarella-Giussago (“Fertilvita”), per le cui emissioni è stato commissionato dalle amministrazioni dei due Comuni, uno studio al Politecnico di Milano, a Sua disposizione se riterrà di volerlo leggere, il quale conferma gli sforamenti delle emissioni, rispetto alla normativa. L’aumento del traffico di mezzi pesanti è fisiologico per un simile impianto, per non parlare della qualificazione degli impianti che producono biogas e biometano, di “alto rischio” (in particolare per i rischi di incendi ed esplosioni). La CO2, gas climalterante per eccellenza, se non catturata, viene dispersa in atmosfera e le perdite di metano nel ciclo di lavorazione, altro gas climalterante, sono certe e fisiologiche.
La seconda.
Tutto il progetto, nella sua parte economico-finanziaria, basa la sostenibilità dell’impianto, sulla certezza di acquisire direttamente la Forsu prodotta dai Comuni soci del Consorzio Bassa Bresciana centrale, promotore dell’impianto. Questa pratica è illegittima. E, nel caso attivata, sarà segnalata all’Autorità Garante della Libera Concorrenza e del Mercato.
Quindi, il progetto si fonda su una certezza illegittima (la Forsu la raccolgo io, come Consorzio o Utility pubblica, e me la porto nel mio impianto), e sugli incentivi statali o del Pnrr per la produzione di biometano per assicurare una sostenibilità economica, di per sé inesistente.
La Forsu proveniente da raccolta differenziata ha un valore economico intrinseco e come tale va posta sul mercato con gara di evidenza pubblica (a Sua disposizione la documentazione, le sentenze di Cassazione, TAR e le Decisioni dell’AGCM).
L’impianto non risponde ad una esigenza del territorio, al quale arreca solo danni, puzze, traffico e conflittualità, bensì a logiche meramente finanziarie, ad una “bolla economica” sul biometano e ai finanziamenti del Pnrr.
Le ricordiamo (e Le trasmettiamo) la Segnalazione dell’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato, in merito alla Deliberazione dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) del 3/8/2021, “Approvazione del mercato tariffario rifiuti (MTR-2) per il secondo periodo regolatorio 2022-2025”, impianti di chiusura del ciclo minimi. Evidenziamo come tale Decisione ribadisca, quasi pedissequamente, quanto da alcuni anni le Associazioni e i Comitati tentano, invano, di segnalare e rendere evidente alle Utilities e alle Pubbliche Amministrazioni Locali, in merito all’acquisizione, al trattamento e al libero mercato della FORSU. La Decisione Dell’AGCM intende, oltre a re incardinare nei corretti binari le scelte delle Regione a seguito della Delibera dell’ARERA, agevolare il risparmio dei contribuenti in merito alla TARI, garantire il reale libero mercato che deve essere assicurato alla FORSU (al costo e ai criteri di efficacia ed efficienza ecologica LCA del trattamento), evitando bandi pubblici (a lotto unico) ostacolanti la reale libera concorrenza finalizzata ad ottenere il minor costo possibile. Come è noto, oggi il costo medio di trattamento della Forsu è di 30 euro/tonnellata. Il costo tende, progressivamente, a diminuire.
Se lo riterrà, saremo lieti ed onorati di essere ricevuti per discutere della questione di persona.
Auspichiamo una Sua attenta riflessione sul tema che rischia di arrecare danni, anziché benefici alla Amministrazione, oltre a conflitti con la cittadinanza e i Comitati cittadini attivi sul territorio.
Si allega e trasmette la Segnalazione dell’AGCM.
