I segreti per curare la depressione

Sono in molti a considerare la depressione come la malattia per eccellenza del nostro tempo. Prendendo spunto da questa osservazione, l’associazione culturale “La Fenice” di Ghedi e “Pazzi per il rugby” di Calvisano hanno collaborato per una serata che ha cercato di analizzare con l’aiuto degli esperti questo serio problema, proponendo al tempo stesso consigli e indicazioni per trovare la soluzione tanto desiderata. Un progetto che si è avvalso del patrocinio dell’Amministrazione Comunale ghedese ed ha richiamato numerose persone nella Sala Consigliare di piazza Roma per una riuscita serata, intitolata “Placchiamo la depressione”, che può essere considerata il punto di riferimento della significativa questione.

In effetti gli interventi delle specialiste non solo hanno analizzato in profondità le ragioni che possono portare alla depressione, ma hanno trasmesso pure indicazioni ben precise con le quali combattere questa problematica che può coinvolgere sul piano personale o “colpire” famigliari o amici. Molto interesse hanno suscitato le parole delle psicologhe cliniche che sono intervenute all’appuntamento di Ghedi, Giuseppina Tratta, Laura Salanti, Evita Tomasoni, e la farmacista naturopata Elisa Pari. “È fondamentale comprendere – è stato il messaggio di base di una serata che ha mantenuto costantemente il suo sguardo proiettato verso il futuro – che già il chiedere aiuto è un primo atto di coraggio. Bisogna cancellare il tabù che ancora esiste e chiedere aiuto senza remore quando si capisce che c’è qualcosa che non va. La depressione è una malattia e come tale non va presa sotto gamba. Si tratta di un disturbo dell’umore, è una sberla che la vita ci assesta, ma dalla quale si può e ci si deve rialzare. Come in tutti i casi di malattia, occorre seguire un percorso farmaceutico e terapeutico, indispensabile per riuscire a cancellare quel senso di vuoto emotivo e di dolore che finisce per bloccare tutta la nostra vita.

Tutto si spegne, c’è un’assenza di obiettivi che si può affrontare e che può essere anche il sintomo di un trauma. Non bisogna né perdere tempo né arrendersi, si può guarire da questa che è una malattia molto diffusa, ancora più di quanto non si pensi, visto che, dati alla mano, coinvolge almeno 3,5 milioni di italiani e che nel corso della sua vita almeno una persona su due ha accusato un episodio depressivo”. Un esame assai approfondito del problema che, come hanno sottolineato a nome dell’associazione “La Fenice” il presidente Silvio Modesti e Dino Nascimbeni, che ha introdotto l’incontro, è stato comunque spinto in una direzione estremamente concreta che ha voluto essere, anche e soprattutto in chiave futura, l’elemento distintivo dell’iniziativa organizzata insieme ai “Pazzi per il rugby” di Calvisano: “Il nostro intento è quello di affrontare i temi che possono interessare maggiormente la comunità e cercare di discuterne. Lo abbiamo voluto fare per un problema sempre più sentito come quello della depressione, ma prossimamente affronteremo pure altre tematiche di indubbia attualità. Per quel che riguarda la serata che si è svolta nella Sala Consiglio del Comune di Ghedi è stato importante l’atteggiamento delle esperte che ci hanno guidato ed hanno trasmesso consigli pratici ai presenti, sia per risolvere un problema personale che per offrire un valido aiuto ai propri cari alle prese con questa malattia. Certo, bisogna seguire un percorso di cura, ma è fondamentale riuscire a creare pure un cammino virtuoso che può trovare in chi ci sta intorno un sostegno davvero prezioso. Placcare la depressione si può e si deve, anche perché si tratta di una malattia subdola, che troppo spesso cerca di camuffarsi, ma che, in realtà, toglie la vita alle persone. Queste possono e devono trovare la forza e lo spirito giusto per riprendersela!”. Il contatto stabilito con le dottoresse che sono intervenute all’iniziativa ghedese in chiave futura potrà rivelarsi più che utile per accompagnare le persone costrette ad affrontare la sfida della depressione nel loro tragitto, insegnando loro il modo migliore per comportarsi e, nello stesso tempo, trasmettendo a loro e ai loro cari la consapevolezza che non dovranno sostenere da soli il peso di questo “placcaggio”.

 

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