Lavorare da casa: per l’83% dei bresciani fa bene alla salute
Lavorare da casa incide positivamente sulla salute rispetto alla normale vita da ufficio: la pensa così l’83% degli abitanti di Brescia, secondo i quali il cosiddetto smartworking – laddove applicabile – riduce lo stress (49%), dà il vantaggio di lavorare in un ambiente confortevole e su misura (18%) e, perché no, permette di convertire il tempo risparmiato dal viaggio in una migliore gestione anche del proprio benessere (16%).
È il dato che emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare1, che ha indagato la percezione dei bresciani sul rapporto tra salute e ambiente di lavoro.
L’attività lavorativa, infatti, può condizionare in vario grado la salute dei lavoratori. In ufficio, il principale fattore di rischio, a detta di quasi un abitante di Brescia su due (42%), è la sedentarietà. Seguono la postura (27%) e lo stress (22%) con tutti i suoi possibili effetti sul benessere fisico e mentale, mentre solo il 7% si dice preoccupato dalle possibili conseguenze sulla vista.
In un ambiente quale la fabbrica, o comunque per chi svolge un’attività più fisica, invece, il fattore che incide maggiormente sulla salute è l’eventualità di cadute e infortuni (29%), seguita dal contatto, o esposizione, a sostanze chimiche potenzialmente nocive (24%) e dai pericoli connessi al sollevamento di pesi e alla movimentazione di carichi (24%).
Ma che cosa porta ad “ammalarsi” di lavoro? Per oltre due bresciani su tre (65%), la prima causa è la sottovalutazione dei rischi, seguita dalle pressioni e scadenze lavorative che possono indurre a comportamenti impropri e pericolosi (31%) e dall’inadeguatezza dell’ambiente di lavoro (22%). Per un ulteriore 15%, invece, la ragione risiede nella scarsa informazione in materia di sicurezza e salute fornita dal datore.
L’azienda stessa, tuttavia, può fare la sua parte e prendersi cura della salute e del benessere dei dipendenti. I bresciani hanno le idee chiare: in ufficio, i principali desiderata sono postazioni ergonomiche (60%), una polizza sanitaria (31%), ma anche la possibilità di usufruire di abbonamenti a palestre e centri fitness (24%) e incontri con uno psicologo del lavoro (4%).
In fabbrica, invece, il datore, secondo gli intervistati, deve garantire il rispetto delle normative (76%), fornire strumenti e dispositivi di lavoro idonei ai dipendenti (64%) e mettere a disposizione check up mirati per il controllo e la prevenzione di possibili patologie (25%).
“Questa nuova ricerca del nostro Osservatorio sul welfare, giunto alla terza edizione, – commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo – ha delineato un quadro preciso delle percezioni e delle preoccupazioni degli italiani sui fattori e i modi in cui l’attività lavorativa può condizionare la salute individuale. Una risposta efficace a questi temi e a questi bisogni arriva dal welfare, in cui Reale Mutua ha una grande esperienza. Da sempre mettiamo a disposizione sia dei singoli sia delle imprese per i loro dipendenti numerose soluzioni per la tutela della salute e del benessere, come prestazioni mediche, visite e check up clinici, anche a scopo preventivo, e un’ampia gamma di benefit per la cura del wellness e la soddisfazione dei lavoratori.”
1 Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area geografica.
