1 bresciano su 2 consuma carne a tavola 4 giorni alla settimana

Carne in tavola 4 giorni a settimana per 1 bresciano su 2 mentre il consumo si abbassa ad 1 o 2 volte a settimana per oltre il 35% degli intervistati. E’ quanto emerge da un’analisi – commissionata da Coldiretti Brescia –   realizzata da un gruppo di studenti della classe terza dell’istituto Calini di Brescia su un campione di oltre 220 cittadini bresciani con età media tra i 18 e i  60 anni in occasione del convegno “Carne bovina, provenienza, tracciabilità, qualità e dieta sana”, a Rovato con la partecipazione di: Ettore Prandini, Presidente Coldiretti;   Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura Alimentazione e Sistemi Verdi di Regione Lombardia; Luigi Scordamaglia Presidente Filiera Italia; Carlo Bresciani Presidente vicario Nazionale della Federazione italiana Cuochi; Primo Cortellazzi, Presidente del Consorzio Lombardo Produttori Carne Bovina; Daniela Zatti biologa nutrizionista e il giornalista Valerio Pozzi.

In Lombardia si allevano circa 1.500.000 capi bovini pari al 25% della consistenza a livello nazionale. Circa 500.000 sono le vacche in lattazione e 200.00 i vitelli da macello. Gli allevamenti lombardi sono oltre 12.600 e la provincia di Brescia detiene la leadership sia in termini di allevamenti (28%) che in numero di capi (32%).

Secondo l’indagine svolta dai ragazzi dell’Istituto Calini, in provincia di Brescia  si assiste ad una svolta verso la qualità con oltre il 65% degli intervistati che pone particolare attenzione alla provenienza e alla tracciabilità della carne, e sul luogo di acquisto il dato pareggia su chi preferisce la macelleria e chi, pur stando attento all’etichetta, per morivi di comodità acquista carne al supermercato. Altro dato relativo alla tipologia di carne consumata: il 57.7% consuma sia carne rossa che bianca, il 35.5% solo bianca e  il 5.2% prevalentemente rossa.

Sulla carne – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti – è fondamentale fornire al consumatore una corretta informazione, per consentirgli scelte consapevoli; un obiettivo da perseguire nell’interesse di tutta la filiera, dalla stalla alla tavola”.

Tra le bugie che si trovano sul web – prosegue la Coldiretti- anche quella secondo cui la carne è piena di ormoni. In realtà, il loro utilizzo è vietato in Italia da 40 anni e in Europa da 35, a differenza di quanto avviene altrove come ad esempio in Nord America.

Nel nostro Paese– sottolinea Luigi Scordamaglia – la sicurezza delle carni è garantita da una normativa rigorosa e da un sistema sanitario tra i più strutturati a livello internazionale e la filiera ne è garanzia, un processo di tracciabilità che deve andare avanti”.

“Vogliamo e dobbiamo rilanciare nel merito l’importanza del consumo corretto di carne fin dai primi anni di vita. La carne italiana è la più sicura, la più controllata al mondo e quella con il minor numero di farmaci “ha dichiarato Fabio Rolfi,  la carne è come una barretta energetica ricca di nutrienti ad alto assorbimento, che fornisce nell’immediato tanti elementi necessari alla crescita, allo sviluppo, al mantenimento, alla difesa e alla riparazione del nostro corpo “è un alimento inserito a pieno titolo nella dieta mediterranea – precisa Daniela Zatti – per questo alimento si prevede un’assunzione settimanale con una frequenza di due, tre volte alla settimana. La carne è un’ottima fonte di proteine nobili, di ferro e di vitamina B12 e per questo motivo è altamente sconsigliato privarsi della sua assunzione soprattutto se si è donne in gravidanza, donne che allattano, oppure bambini”.

Le carni nazionali – sottolinea Carlo Bresciani – sono più sane perché magre, non trattate con ormoni e ottenute spesso nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione “e per mantenere tutti questi requisiti, devono essere cucinate con tecniche che permettano il rispetto della prodotto, come per esempio la cottura lenta che garantisce qualità alla carne con cotture lente e a bassa temperatura”.

Nonostante questo, però – precisa la Coldiretti –  questo alimento è vittima di “fake news” sebbene non esista alcuno studio che provi che mangiarlo anche in piccole quantità sia dannoso per la salute.

“Occorre combattere i furbetti del falso Made in Italy che producono all’estero sfruttando immagini, colori e prestigiosi marchi che richiamano all’italianità senza avere alcun legame produttivo con la realtà tricolore, una battaglia – conclude il Presidente Ettore Prandini – per la quale è strategica la riforma dei consorzi di tutela in modo da favorire un concreto coinvolgimento della parte agricola su scelte e programmi”.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.