Razzismo negli stadi, l’Uisp chiede di costruire un fronte unito

Come utilizzare lo sport, in particolare il calcio, per sensibilizzare sui temi del razzismo e mitigare le discriminazioni e gli attacchi contro atleti e cittadini di colore? Dopo l’ultimo episodio di Verona, con i buu razzisti all’indirizzo di Mario Balotelli, che ha provocato la reazione della società e il divieto di accedere allo stadio per uno dei protagonisti, continua la discussione sul tema, sui mezzi di comunicazione e a livello politico. Mercoledì 6 novembre Sky Tg 24 ha interpellato Raffaella Chiodo Karpinsky, del settore internazionale Uisp e membro della Rete Fare-Football against racism in Europe, per inquadrare fenomeni di questo tipo, che sono purtroppo in crescita.

“Questo fenomeno è la fotografia di quello che accade in tutta la società – ha detto Chiodo – si verifica negli stadi che non sono un mondo a parte ma uno specchio della società. L’Uisp da tantissimo tempo solleva l’attenzione su questi fatti e cerca di sollecitare tutte le parti in causa: è un atteggiamento che per lungo tempo è stato sottotraccia poi si è manifestato sempre più chiaramente e negli ultimi tempi c’è stata anche una forma di sdoganamento che si riflette in molti ambiti, non solo i grandi stadi ma anche i campetti di calcio di periferia. Questi episodi che vediamo accadere in diverse parti d’Italia sono i più preoccupanti: noi ci occupiamo di sport per tutti e siamo presenti su tutto il territorio, da tempo sentivamo crescere questo tipo di fenomeno, ed ora sta salendo alla ribalta. Non bisogna pensare che prima il razzismo non esistesse, ma negli ultimi anni c’è stato uno sdoganamento politico molto grave, per cui ci si esprime in modi razzisti senza più nemmeno avere la paura di essere criticati”.

Cosa succede fuori dall’Italia?
“Il razzismo negli stadi non si manifesta soltanto in Italia, è in Germania, in Polonia, in Russia, in tanti paesi. Attraverso la Rete Fare noi monitoriamo e denunciamo tutti gli episodi, anche in collaborazione diretta con la Uefa. Gli operatori osservano tutti i campionati a tutti i livelli e possiamo dire che negli ultimi tempi c’è stato sicuramente un peggioramento, che va di pari passo con quello che accade a livello politico: le due sponde si nutrono reciprocamente. Sono cose che conosciamo bene e che evidentemente fino a oggi non hanno trovato quello che per noi è fondamentale per affrontare la questione: un fronte unico, che va dalle istituzioni politiche a quelle sportive, dai club ai genitori dei giovanissimi calciatori. Nessuno deve offrire una sponda e una giustificazione a questi atteggiamenti, la minimizzazione porta a liquidare in fretta gli episodi di razzismo, lasciando che i colpevoli si sentano autorizzati ed impuniti”.

Carlo Balestri, responsabile politiche internazionali Uisp, ha commentato l’ennesimo episodio di razzismo dai microfoni di Radio Città Fujiko: “Lo strumento migliore è sempre quello di una consapevolezza da parte di tutto il mondo del calcio – sottolinea Balestri – Mi piacerebbe che le vittime del razzismo negli stadi non fossero lasciate sole a fronteggiare il problema, e nemmeno il solo arbitro può rappresentare la soluzione. Mi piacerebbe vedere che anche un giocatore bianco, ogni tanto, mandasse la palla in tribuna e dicesse basta“.

“Combattere l’insulto razziale, con tutti i mezzi: nello stadio e fuori. Il calcio è responsabilità sociale, politica e culturale di tutti, non bisogna fermarsi a quello che avviene in campo – scrive Ivano Maiorella su Articolo21.org -Se l’odio razziale riaffiora ci sono mali profondi che vanno contrastati alla radice e non basta tagliare le foglie. Il linguaggio dell’odio, l’hate speech di matrice ideologica ha diverse facce, così come la violenza: ognuna va conosciuta e affrontata in modo specifico, con strumenti culturali e legislativi. Senza minimizzare o indugiare.

La senatrice a vita Liliana Segre ha denunciato il linguaggio fascista e antisemita che la aggredisce sistematicamente in rete e il bresciano Balotelli ha scagliato il pallone sugli spalti, nello stadio Bentegodi, dopo i buu razzisti che lo avevano bersagliato durante il primo tempo di Verona-Brescia. Non ne ha potuto più, ha sparato nel mucchio perchè Cuor di coniglio è molto bravo a nascondersi, l’anonimato della rete e quello della curva rappresentano una protezione sicura. Come quello della città, della metropoli anonima, delle scritte contro ebrei, gay, Rom. E se i “suprematisti” bianchi girano mascherati ogni minoranza è un bersaglio, il branco accerchia e colpisce, a volto mascherato. Come avviene nel piombo della serie tv Watchmen dove storia, sangue e odio si condensano nel cielo di Tulsa, Oklahoma. Il passato ci mette in guardia e il futuro è da scrivere: in curva, in borgata, nei Sud del mondo, nel catrame dell’omofobia, nei salotti buoni dei controllori con poche leggi”.

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