La crisi da Covid 19 modifica il modo di fare impresa. Massetti: “Strumenti destinati a crescere per vincere la crisi post pandemia”

La crisi da covid-19 ha modificato il tradizionale ‘fare impresa’ delle pmi: più vendite a domicilio, più e-commerce e più smart-working. Non si può più parlare di sola resilienza quella messa in campo dalle imprese bresciane a seguito di due mesi di lockdown e di una crisi ancora tutta da calcolare, ma di vera e propria reattività al cambiamento. Dall’emergenza, alla ripartenza: le pmi modificano aspetti della loro tradizionale fisionomia per farsi trovare pronte su un aspetto, quello della trasformazione digitale, da sempre auspicato ma mai veramente raccolto con entusiasmo.

È quanto emerge da un’analisi flash condotta dall’Osservatorio di Confartigianato Lombardia sulla base di una rilevazione condotta nelle scorse settimane su oltre 3.700 imprese fino a 50 dipendenti e che stima che 1 micro e piccola impresa bresciana su 5 utilizzi almeno un canale alternativo di vendita per proseguire l’attività. In valore assoluto si tratta di quasi 15.800 pmi (il 20,2% delle 79mila totali), dato in linea con quello della nostra regione dove sono 135 mila micro e piccole imprese, (il 21,0% del totale lombardo) che si servono di almeno un canale alternativo di vendita: vendite a domicilio, e-commerce, vendite televisive, etc. Dalla rilevazione emerge che il canale alternativo più utilizzato dalle pmi bresciane è quello della vendita a domicilio, che registra un utilizzo da parte del 15,1% delle pmi (più diffuso nelle imprese dell’Alimentare, con una quota che è del 46,9%. Seguono le pmi manifatturiere no food con il 24,3% e quelle dei servizi con il 21,4%). L’e-commerce è presente per l’8% delle pmi. Gli altri canali (vendite televisive, altri intermediari, ecc.) presentano una diffusione del 5,1%.

«L’emergenza covid-19 ha determinato uno shock senza precedenti sulla domanda e offerta del sistema delle pmi lombarde, determinando l’attivazione di canali alternativi di vendita per raggiungere con servizi e prodotti i clienti confinati nelle proprie abitazioni e che incideranno sulle abitudini stesse di imprese, e dipendenti: più vendite a domicilio, più e-commerce ma anche più smart-working. Dallo studio emerge come un’impresa su quattro delle micro-piccole imprese e imprese artigiane lombarde, attive ad inizio aprile, hanno implementato soluzioni di smart working. È il Manifatturiero il settore per cui si rileva una quota più alta di imprese che hanno riorganizzato in questi mesi tutta o una parte dell’attività in modalità a distanza (29,4%), seguono i Servizi (25,6%) che ovviamente rimangono il settore con una quota più ampia di imprese che già prima dell’emergenza Covid-19 adottava forme di lavoro a distanza (31,9%). Come prevedibile, sono per lo più le imprese delle Costruzioni (75,4%) a ritenere il lavoro agile inconciliabile con la propria attività» aggiunge il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti che prosegue: «siamo in mezzo a un terremoto e sappiamo che arriverà lo tsunami, dobbiamo essere pronti ad affrontarlo e come associazione vogliamo offrire tutti i servizi utili alle nostre imprese per non farsi trovare impreparati. Ecco perché come Confartigianato abbiamo raccolto le concrete richieste emerse dalla survey del nostro Osservatorio e abbiamo dato il via ad una serie di strumenti innovativi e digitali con il supporto a distanza  dei responsabili delle diverse aree: dall’innovativa piattaforma per la vendita di prodotti alimentari “ComprArtigiano”, a piattaforme di webinar gratuite e convenzionate, passando per i corsi formazione on line con un focus particolare su come adottare i diversi DPI, passando dall’accesso al credito, liquidità e finanziamenti, sino ad applicazioni in remoto per l’adozione corretta e immediata dei più recenti provvedimenti legislativi» conclude Massetti.

L’analisi flash dell’Osservatorio di Confartigianato Lombardia diffusa oggi stima la quota di imprese che sfrutteranno il commercio elettronico. Prendendo a riferimento la quota di piccole imprese che vendono on line, si osserva che negli ultimi quattro anni il tasso di crescita delle imprese fino a 50 addetti attive nell’e-commerce è dell’11,6% medio annuo. Ora che il 70% delle MPI che hanno espresso l’intenzione di adottare il nuovo canale nell’arco di un biennio, nel 2021 la quota di piccole imprese attive nell’e-commerce sarebbe di 2,3 punti superiore al valore di trend: applicando tale differenziale all’universo delle imprese lombarde, si stima che siano 15 mila le micro e piccole imprese in più attivate dell’emergenza coronavirus nell’utilizzo del commercio elettronico.

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