“Antigone è al funerale del fratello Polinice”

Mercoledì 23 settembre (ore 20.45), in via Piamarta 9 a Brescia, la rivista “Missione Oggi”, dei Missionari Saveriani, presenta l’ultimo appuntamento estivo del “Teatro dell’Anima”, in collaborazione con Missionari Saveriani e Libreria Paoline: “Antigone è al funerale del fratello Polinice” di Giuseppe Marchetti.

Antigone guarda gli uomini che guardano la lenta processione dei camion militari che da Bergamo trasportano le bare delle vittime del coronavirus chissà dove, e afferma che non si può stare così a guardare gli uomini che guardano la lenta processione di quel funebre convoglio e, uscita dall’Ade, sale su uno di quei dannati camion per fare ciò che i contemporanei di quei tristi morti non fanno: dar loro degna sepoltura.

Ismene, invece, piange. Per la sorella. Ammira la sua caparbietà nel voler salvare l’umano dell’uomo e mantenere salda la sua incrollabile fiducia in lui, nella sua coscienza e volontà, nella sua libertà e ragione. Piange, Ismene, perché l’incanto si è rotto. Per sempre. Perché l’umano che la sorella Antigone ha contribuito a costruire, è assediato dalle cognizioni del nuovo sapere scientifico, che ha sollevato il taglio netto e preciso che divideva l’umano da tutto ciò che non lo è, e propongono una concezione dell’uomo – anima compresa – come se fosse una macchina biologica. Per la quale non c’è alcuna differenza etica tra il gesto di ribellione di Antigone e l’obbedienza passiva al decreto di Creonte. Essa sceglierebbe uno dei due comportamenti in base all’unico principio che la orienta, e cioè alla loro utilità e opportunità nella salvaguardia  del “bios”, della vita, intesa quale struttura chimica particolare.

In questo testo di teatro civile sono interpellati Sofocle, Tennessee Williams, Ocean Vuong, Jürgen Habermas, Joseph Aloisius Ratzinger, Slavoj Zizek, Massimo Recalcati, Paola di Rosa (santa Maria Crocifissa Di Rosa), per rintracciare quale strada dovrebbe incrociare Antigone per contrastare la riduzione dell’uomo a mera macchina biologica: sopportare la separazione tra scienza ed etica come celatamente propongono il sociologo  Habermas e il teologo Ratzinger in Ragione e Fede in dialogo: “Sappiamo benissimo cosa sostengono le neuroscienze contemporanee, ciononostante decidiamo di agire come se non lo sapessimo”; oppure accettare la sfida della scienza e non solo riflettere su cosa sia veramente umano alla luce di queste nuove scoperte, ma indagare contemporaneamente quale rapporto esista tra queste neuroscienze e la persistente e ossessiva ricerca sull’intelligenza artificiale, e chiedersi se la riduzione dell’uomo a macchina organica non sia un’anticipazione di ciò che avverrà: il riconoscimento della limitata capacità intellettiva della macchina umana e il suo asservimento all’intelligenza artificiale.

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