Accordo PAC, Rolfi: “Ruolo delle Regioni rimanga centrale”

L’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi, è intervenuto in merito all’accordo tra i ministri dei Paesi dell’Unione Europea su un approccio condiviso relativo alla futura Politica Agricola Comune.

“Finalmente è arrivata l’intesa, che stabilisce una cornice certa alla prossima Pac. È un passo importante – ha sottolineato Rolfi – arrivato purtroppo in ritardo, ma che era atteso da tempo da tutto il settore. Ora rimangono alcuni nodi da sciogliere nel breve periodo: su tutti quello relativo all’entità dei fondi messi a disposizione per il periodo di transizione 2020-2021 in modo tale da poter garantire misure di sostegno in attesa che nel 2022 entri in esercizio la prossima Pac”.

“È fondamentale ora – ha aggiunto l’assessore – mettere in sicurezza anche in Italia il ruolo delle Regioni come soggetti che partecipano da protagonisti alla costruzione del nuovo piano strategico nazionale e che dovranno continuare a essere autorità di gestione. Con interlocuzione diretta con l’Unione europea sia nella costruzione delle misure che nel sostegno alle aziende agricole del territorio”.

“È importante che l’Italia – ha continuato – rinunci a qualsiasi rigurgito centralista anche nel campo della gestione agricola”.

“Fondamentale – ha rimarcato l’assessore – sarà poi che lo Stato definisca una modalità italiana di attuazione del Green deal, che dovrà essere basata sulla innovazione. La sostenibilità si realizza con l’innovazione per far coniugare esigenze ambientale e redditività delle aziende”.

“L’Italia – ha proseguito – deve avere una visione di agricoltura del futuro improntata sulla formazione, sullo sviluppo tecnologico, sulla connettività, sull’incentivo al cambiamento anche organizzativo”.

“Il primo passo – ha concluso Rolfi – sarebbe quello di inserire nelle misure agroambientali proprio gli investimenti sull’innovazione per non far gravare tutti i costi sulle imprese”.

L’accordo raggiunto dai ministri prevede, infatti, che il 30% delle spese del II pilastro (Sviluppo Rurale) dovrà essere destinata a misure agro-ambientali, e almeno il 20% delle risorse del I pilastro (pagamenti diretti) dovranno essere allocate a schemi ecologici.

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