I ristori “Covid” per la ristorazione? Briciole. In molti casi non si arriva all’1% del fatturato

I ristori per il variegato mondo della ristorazione? In molti casi, denunciano imprese e associazioni di categoria, sono ancora in ritardo (i 628 milioni di euro del “Decreto Natale” dovrebbero arrivare nelle casse nelle prossime ore, ha annunciato l’Agenzia delle Entrate, che, nel complesso, per tutte le attività economiche, da inizio emergenza ha erogato nel complesso 10 miliardi di euro tra ristori e rimborsi a 3,3 milioni di beneficiari, ndr).

E, comunque, si parla di briciole. I ristori secchi dello Stato ai ristorante e bar, previsti dai vari Decreti Legge varati in questi mesi, in termini di rimborso sul fatturato perduto per via delle chiusure imposte per arginare i contagi da Covid-19, per tante imprese non coprono neanche l’1% del giro d’affari reale. Hanno aiutato di più, almeno per ora, la sospensione del pagamento dei mutui e quella delle utenze, per esempio, ma che comunque andranno pagati salvo nuove sospensioni di cui ad oggi non si parla (mentre stanno riprendendo le scadenze fiscali, invece). Ha funzionato un po’ meglio la cassa integrazione, dove, comunque, non mancano ritardi, e che, però, in tanti casi, quando gli imprenditori hanno potuto, è stata anticipata dall’azienda, e sarà recuperata sotto forma di crediti di imposta o di rimborsi, ma in tempi lunghissimi. Ma la realtà evidente è che il calo delle uscite, che pur c’è stato, nel complesso, è enormemente inferiore al calo delle entrate. E la sintesi è che un settore come quello della ristorazione che ha perso, in media, il 40% del giro d’affari (86 miliardi di euro nel 2019, dati Fipe/Confcommercio), ma con tante realtà, soprattutto quelle legate ai centri delle grandi città d’arte, che accusa perdite anche maggiori, dopo aver vissuto un anno durissimo come il 2020, guarda con grande preoccupazione ad un 2021 che inizia all’insegna dell’incertezza, e per di più senza alle spalle quelle risorse di scorta sulle quali hanno potuto appoggiarsi almeno quelle realtà più solide e sul mercato da più tempo, ma che inevitabilmente, oggi, non ci sono più.

È il quadro, preoccupante, che emerge dalle testimonianze di oltre 25 imprese tra ristoranti (stellati e non, osterie e trattorie) e bar di tutta Italia, di grandi città o piccoli borghi, raccolte in maniera “riservata” da WineNews (l’analisi completa nell’approfondimento).

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