Covid-19 e isolamento sociale: i risultati del questionario somministrato agli studenti e ai loro genitori durante il primo lockdown

L’Università degli Studi di Brescia rende noti i risultati dell’indagine, condotta durante la “fase 1” della pandemia covid, relativa agli impatti sanitari e socioeconomici dell’isolamento sociale fra i propri studenti e i loro genitori.

I risultati dello studio – proposto e coordinato dal Prof. Roberto Lucchini, docente di Medicina del Lavoro presso il Dipartimento Specialità Medico Chirurgiche, Scienze Radiologiche e Sanità Pubblica – confermano quanto già osservato da altre ricerche internazionali relative all’impatto sanitario delle condizioni di isolamento sulla salute mentale e metabolica, sia nei soggetti impegnati nello studio che nei genitori in età lavorativa.

L’indagine ha avuto inizio con l’invio, nel periodo dal 3 giugno al 22 luglio 2020, di un questionario a tutti gli studenti, iscritti a qualsiasi corso di laurea, scuola di specializzazione o dottorato, e ai loro genitori, chiamati a contribuire alla ricerca fornendo indicazioni circa le proprie condizioni di isolamento sociale, stili di vita, produttività, salute fisica e mentale, dati su contagio e patologia da covid e situazione economico-finanziaria.

«Abbiamo proposto la stessa indagine anche alla Universidad del Desarrollo di Santiago del Cile, alla Universidade São Paulo e alla Florida International University di Miami – spiega il Prof. LucchiniL’estensione della rilevazione consentirà di effettuare interessanti confronti a livello internazionale, nonché di aumentare la significatività delle osservazioni, offrendo alla nostra Università un ruolo di primo piano a livello globale. Visto il protrarsi della pandemia e delle condizioni di isolamento sociale – prosegue Lucchini – verrà inoltre proposto un follow up nel tempo ai partecipanti, allo scopo di esaminare possibili cronicizzazioni a lungo termine degli impatti sanitari».

Risultati della rilevazione fra gli studenti

Hanno partecipato alla rilevazione 3.579 studenti, con un’età media di 22 anni, in prevalenza di sesso femminile (59%). Il 39.3% appartiene all’area disciplinare di Medicina e Chirurgia 39.3%, il 31% a quella di Ingegneria, il 20.2% a Economia e Commercio e l’8.9% a Giurisprudenza; la maggior parte risiede nelle province di Brescia (75.7%) e Bergamo (9.1%).

Il 66.6% di loro mostra una preferenza per le lezioni svolte in presenza rispetto alla modalità in remote imposte dal lockdown. Circa la metà del campione di studenti (47.2%), inoltre, ha riferito difficoltà mnemoniche durante l’isolamento sociale ed il 43.4% ha accusato una riduzione delle produttività e delle prestazioni accademiche. Il 75.2% ha aumentato l’utilizzo del cellulare e il 76.2% del computer.

Per quanto riguarda salute e stile di vita, il 73% dei soggetti, soprattutto di sesso femminile, dichiara di aver sofferto di episodi di tristezza/depressione, con il 43.8% degli intervistati afflitto da frequente cefalea. Piuttosto alto anche il timore di ammalarsi, che ha colpito il 47.8% degli studenti. Tra i dati rilevanti anche l’aumento per il 42.5% dell’esercizio fisico e il peggioramento della qualità del sonno per il 41.4%. Dal punto di vista dei dati sulla patologia, sono 87 gli studenti risultati positivi al test, 220 quelli con parenti contagiati e 71 (il 2%) quelli con almeno un parente o conoscente stretto deceduto a causa del COVID-19.

Risultati della rilevazione fra i genitori

Hanno risposto al questionario 511 genitori, con un’età media di 53 anni e una prevalenza del sesso femminile al 69.1%. Anche per i genitori, la maggior parte del campione risiede nelle province lombarde di Brescia (69.7%) e Bergamo (10.4%).

Per quanto riguarda la salute, quasi il 30% degli intervistati ha lamentato una peggiore qualità del sonno e quasi il 40% ha riscontrato un aumento del proprio peso corporeo. Il 43.2% ha manifestato tristezza o depressione di media intensità ed il 16.2% di intensità elevata; piuttosto alto anche il timore di contagio per il 45.4% degli intervistati. Il 5.3% dei soggetti è risultato positivo ai test diagnostici e il 51.3% ha confermato il contagio da Sars CoV-2 di un parente o contatto stretto; il 24.5% ha dichiarato di aver avuto un parente o contatto stretto deceduto a causa della patologia.

Nell’ambito dello stile di vita, anche per i genitori si riconferma l’aumento dell’utilizzo di dispositivi tecnologici (il 57.5% dichiara di aver aumentato l’utilizzo del telefono), ma, al contrario degli studenti, per molti di loro, si nota anche un aumento della produttività (41.1%). Il 73.1% dei soggetti lavorava prima della pandemia ed il 45.2% ha continuato la propria attività lavorativa durante il lockdown: il 22.1% sul posto di lavoro e il 23.1% in smart working, preferito al lavoro in ufficio da quasi la metà degli intervistati (46.6%).

Fattori di rischio e fattori protettivi

L’analisi delle interrelazioni ha evidenziato che i tra i fattori di rischio per la salute fisica e mentale più frequentemente ricorrenti sia per studenti che genitori vi è il peggioramento della qualità del sonno, l’aver avuto sintomi COVID19, il peggioramento delle abitudini alimentari, l’aumentato utilizzo di dispositivi elettronici e TV. Per i genitori, i lutti per familiari deceduti a causa del COVID19, e le difficoltà economiche insorte in relazione al lockdown sono elementi di rischio aggiuntivi.

I fattori protettivi più ricorrenti sono rappresentati da buona qualità del sonno, livello socioeconomico più elevato, disponibilità di giardino privato o condominiale, incremento attività fisica, aver trascorso 3 o più ore mediamente al di fuori dell’abitazione, la condivisione della abitazione con 3 o più persone.

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