Piano cave: c’è ancora molta strada da percorrere

Il PD della Zona Bassa Orientale interviene in merito al piano cave.

Il settore delle attività estrattive è oggi un perfetto indicatore per capire come un Paese sia capace di immaginare il proprio futuro, ossia di come pensa di tenere assieme identità e innovazione, tutela del proprio patrimonio ambientale, ricchezza naturale e sviluppo economico.

Oggi riteniamo non esistano più scusanti credibili per non ridurre in maniera significativa il prelievo di materiale da cave attraverso il recupero e il riutilizzo degli inerti provenienti dall’edilizia come del resto ampiamente avviene in altri Paesi europei: si può ridurre la quantità di materiali estratti, attraverso una politica di riutilizzo dei rifiuti provenienti dal settore edile.

Questa è la strada che oggi la politica nazionale ed europea sta percorrendo e che costituisce l’unica possibile via per dare un futuro a tante aree come la nostra altrimenti condannate a vedere progressivamente degradata la propria identità e qualità del paesaggio. Ci siamo presi qualche giorno prima di commentare il nuovo progetto del PPC, volevamo leggerlo attentamente. Oggi, con cognizione di causa, possiamo affermare che si tratta di un progetto innovativo sul piano delle regole, ma assolutamente ed estremamente deludente dal punto di vista quantitativo.

Ci aspettavamo un progetto che guardasse il futuro, che rompesse quella continua linea distruttiva dell’ambiente che ha caratterizzato la storia dei nostri territori, che finalmente il settore avesse quella grandissima attenzione che merita, soprattutto oggi dove l’innovazione dovrebbe essere capace di fare dell’attività estrattiva un settore all’avanguardia, ma anche secondario rispetto al recupero degli inerti. Invece, nel piano, essi risultano irrilevanti e sicuramente autorizzare il totale del fabbisogno, che ci sembra comunque altamente sovrastimato, non agevolerà il raggiungimento di quell’importante, ambizioso e rivoluzionario obiettivo che è il riciclo.

Inoltre, non possiamo non rilevare come il piano provinciale cave tenga in considerazione un periodo di riferimento in cui la normativa ambientale è totalmente cambiata, portandosi sempre più verso un modello di economia circolare e prevedendo un cambio di direzione per quello che era il binomio rifiuto-discarica. Ci chiediamo cosa ci sia all’interno del piano dei principi contenuti nelle direttive europee “economia circolare” del 2018 recepite lo scorso settembre dal governo con il d.lgs 116/20 che ha visto modificare ampiamente il testo unico ambientale.

Ma, al di là del calcolo dei quantitativi, al di là delle regole migliorate, al di là di tutti gli interessi che ruotano intorno al progetto, al di là dei principi e delle regole europee, quello che ci chiediamo in maniera molto semplicistica è: “davvero si vuole autorizzare l’estrazione di tutto quel materiale dalla nostra terra? È questo il territorio che ci sentiamo di lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti?”

Oggi abbiamo l’opportunità di invertire la rotta rispetto al passato, siamo sicuri che non andrà sprecata e che nella fase “politica” del progetto si colga questa opportunità, sottostimando il fabbisogno emerso nella fase “tecnica”; del resto in questo settore, come avviene in altri, vale la regola “ad aumentare, si fa sempre in tempo, mentre ridurre è più complicato”.

Un segno d’attenzione importante sarà, quindi, necessario da parte di tutti i consiglieri provinciali, ed in particolar modo dai rappresentanti del Partito Democratico, che avranno l’onere e l’onore di salvaguardare dai dati tecnici, sterili e disinteressati, ciò che è vitale per i bresciani e ciò che costituisce il DNA del Partito Democratico ovvero la salvaguardia ambientale.

Nella consapevolezza che il lavoro da fare è impegnativo e la responsabilità politica e morale è molto grande, auguriamo buon lavoro a tutti i consiglieri provinciali che andranno a discutere, modificare ed approvare il nuovo piano cave.

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