Inaugurazione della Mostra “L’età del legno. Quattromila anni fa al Lucone”
14 aprile – 31 dicembre 2024
Sezione Mostre – Museo Archeologico della Valle Sabbia
Piazzetta San Bernardino 5, Gavardo
Premessa
Il Museo Archeologico della Valle Sabbia conduce ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze in regime di concessione ministeriale dal 2007. Questi scavi hanno decisamente aumentato le nostre conoscenze riguardanti la vita di una palafitta degli inizi del Bronzo Antico (fondazione 2034 a.C.), sia nei riguardi della sua organizzazione sia per quanto riguarda la sua economia e le attività produttive che la caratterizzavano.
Tra i dati raccolti grande importanza rivestono quelli concernenti i materiali in legno. Gli elementi strutturali, come per esempio le travi multiforate, le parti di capriata e la porta, insieme ai dati dendrocronologici e dendrotipologici consentono per la prima volta nell’area del Garda di ipotizzare le caratteristiche degli alzati e di avere un’idea dell’organizzazione interna di un villaggio. Tra gli oggetti di uso quotidiano la presenza di manufatti in legno ci offre invece la possibilità di conoscere come erano realizzati i manici e le immanicature e, data la consistente presenza di strumenti completamente realizzati in questo materiale, di avere un inedito quadro di quanto questo materiale fosse importante per la vita di queste antiche comunità.
Scavare in palafitta significa definire una politica di conservazione programmata di un numero notevole di manufatti in materiale deperibile, in legno, ma anche in fibre vegetali (tessuti e intrecci). Questi manufatti necessitano infatti di un immediato intervento di stabilizzazione poiché hanno perso parte dei componenti (cellulosa). La collaborazione di numerosi enti, in primis la Soprintendenza competente, rende possibile progettare interventi lunghi e complessi di restauro, avvalendosi anche di restauratori esterni e centri di liofilizzazione privati.
I manufatti del Lucone, una volta prelevati dallo scavo, sono trasportati subito nella Cella Frigorifera del Museo Civico Archeologico “G. Rambotti” di Desenzano. In seguito sono trasferiti al Centro per il Trattamento del Legno Bagnato di Milano, dove, una volta puliti dal terreno, vengono sottoposti a un’analisi del degrado (CNR IBE di Firenze) che serve per definire le modalità del trattamento. Sono riposti in una vasca e sottoposti a un lungo processo di impregnazione con un glicole polietilenico (PEG) a diversi pesi molecolari.
Poi i reperti, ripuliti meccanicamente dal PEG in eccesso, sono avviati all’ultima fase del restauro che consiste nell’essicazione controllata o nella liofilizzazione. Questa operazione viene svolta o presso strutture private che posseggono i macchinari adatti (Criofarma di Torino) o presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e Restauro di Roma. In questa fase i materiali vengono congelati e sottoposti a liofilizzazione, cioè un’essiccazione controllata che si attua per sublimazione del ghiaccio contenuto nei reperti. A questo punto, dopo un’ulteriore operazione di pulizia e di restauro, sono pronti a essere esposti in teche appositamente progettate per garantire i migliori parametri di conservazione. I restauri sono stati finanziati da fondi propri e da contributi di Regione Lombardia, quando non eseguiti direttamente dai laboratori del Ministero.
La mostra
Il Museo ha dunque deciso, nell’ambito delle sue mostre periodiche, di programmare per il 2024 una mostra per raccontare l’importanza dei materiali deperibili (legno e tessuti) per ricostruire la vita quotidiana e l’economia delle antiche comunità agricole.
La mostra sarà aperta dal 14 aprile 2024 al 31 dicembre 2024 con possibilità di proroga.
Per realizzare questa mostra il Museo ha precedentemente dotato il suo spazio mostre di una serie di strutture espositive e strumentazioni atte a garantire buoni parametri conservativi per questa tipologia di materiali, grazie a finanziamento regionale erogato in seguito ad un accordo di valorizzazione tra Regione Lombardia e i siti lombardi componenti il Sito UNESCO “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino. Tutte le vetrine, in metallo e cristallo, hanno illuminazione a basso consumo e bassa emissione, con sensori di prossimità, datalogger con collegamento wi-fi in modo da avere un monitoraggio continuativo dello stato di conservazione dei materiali esposti.
Gli scavi al Lucone D, parte componente dei “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”, iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2011, hanno permesso il recupero di circa 200 manufatti in materiale deperibile, in gran parte legno, a diversi livelli di conservazione. Di questi circa la metà sono stati stabilizzati/restaurati e 69 sono esposti nella presente mostra, accanto ad altri materiali necessari per una loro contestualizzazione. L’insieme dei manufatti rappresenta numerose tipologie che vanno dai vaghi di collana in semi agli elementi strutturali degli edifici. In questo modo si vuole sottolineare come questo materiale, normalmente non conservato, costituisse un supporto fondamentale per tantissime attività umane.
Per questo motivo la mostra si apre con pannello che, richiamando le recenti proposte dello studioso americano Rolland Ennos (L’età del Legno. Come un unico materiale ha plasmato l’intera storia dell’umanità, 2021), si chiede provocatoriamente se la storia dell’Uomo non si dovrebbe ridurre a un’unica età del Legno. Uno dei temi, infatti, della mostra è il contrasto tra l’importanza che questo materiale ha rivestito per la produzione di strumenti, edifici, mezzi di trasporto ecc. e la sua rarità in ambito archeologico, dovuta alla sua natura deperibile.
Uno degli oggetti più interessanti della mostra è costituito dalla porta in tavole connesse con incastri trovata nel Settore 2 dello scavo nel 2020. La struttura presenta tre tavole, una in quercia e due in ontano, in parte carbonizzate. Le ultime due presentano maniglie intagliate nel legno, attraverso le quali correvano travetti in nocciolo per tenere in quadro la struttura. Si tratta assolutamente di un unicum per il panorama italiano e in tutta Europa si possono citare solo tre esemplari di porta in legno di età preistorica. La nostra trova un confronto strettissimo con una porta rinvenuta a Zurigo (Parkhaus Opéra).
La porta in legno di ontano/quercia/nocciolo
Altri manufatti di natura eccezionale sono le due travi multiforate in quercia lunghe più di 7 metri, forse utilizzate per connettere i travetti del tetto e della parete.
Tra i materiali esposti si possono citare le immanicature di legno per accetta e ascia: il legno completa i materiali che solitamente si trovano nei depositi archeologici in ambiente aerobico, anche se la maggior parte degli strumenti in legno era completamente costruita in questo materiale, come ad esempio le mazze, e quindi è scomparsa senza lasciare traccia.
Interessante è anche una vasca in legno di ontano al cui interno sono stati trovati semi di Carthamus sp., un fiore utilizzato nella tintura dei tessuti.
Tra i piccoli manufatti in legno, a partire da quelli legati all’abbigliamento e all’ornamento (vaghi di collana, pettini), oppure oggetti enigmatici come l’immanicatura in legno con ricca decorazione incisa, che sicuramente doveva appartenere a un oggetto di pregio, di però difficile identificazione. È poi sviluppato l’argomento della filatura e della tessitura. Sono esposti in una vetrina apposita fusaiole, pesi da telaio, una spoletta con filo e una numerosa serie di frammenti di tessuti in tela di lino rinvenuti al Lucone. I frammenti di tessuto del Lucone costituiscono insieme a quelli di Ledro una delle collezioni più cospicue in territorio italiano e testimonia non solo le tecniche di tessitura, ma anche quelle di filatura e di giunzione delle fibre. La presenza dei pesi da telaio in argilla semicotta introduce il tema di quei materiali prodotti in materiale cotto al sole che, pur non essendo propriamente in sostanza deperibile, raramente si conserva nei nostri climi.
L’età del Legno
4000 anni fa al Lucone
Manufatti in legno e tessuti dal sito palafitticolo dell’età del Bronzo
Progetto Scientifico
- Baioni
Allestimento
Progettazione
- Perin
Realizzazione
Il Modulo di Gamba – Brescia
Grafica
Debora Freddi
Testi dei pannelli e dei contenuti multimediali
- Baioni, sulla base di studi e relazioni di M. Baioni, A. Gasparetto, B. Grassi, F. Gulino, C. Longhi, N. Macchioni, C. Mangani, G. Maltese, N. Martinelli, C. Nicosia, N. Patucelli, A. Perin, I. B. Petrucci, B. Pizzo, T. Quirino, E. Saletta
Revisione Testi
- Coppini, M. Mangani, M. Feltrinelli, A. Lando,
Traduzioni
- Bishop
Ricostruzioni virtuali e planimetrie GIS
- Bursich, G. Maltese, C. Mangani, T. Quirino
Istallazione multimediale
Touchwindow – Cervia
Disegni
- Dander, C. Gafforini, O. Larentis, P. Spinelli
Fotografie
Le fotografie dei pannelli provengono dall’Archivio del Museo Archeologico della Valle Sabbia e dall’Archivio della Soprintendenza ABAP per le province di Bergamo e Brescia e della Soprintendenza ABAP per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese
Restauri
- Benzi (Studio Restauro Conservazione Tessili Antichi), A. Di Giovanni (Istituto Centrale per il Restauro), A. Gasparetto (Centro per il Trattamento del Legno Bagnato presso Soprintendenza ABAP per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese), I. B. Perticucci – Calliope Arte srl
Ricostruzione porta
- Pettini
Supporto allestimento
- Lando, C. Caratto
Attività didattica
La Melagrana
Le vetrine sono state realizzate dal Comune di Gavardo con un contributo di Regione Lombardia a seguito dell’Accordo di Valorizzazione firmato con le amministrazioni comunali lombarde coinvolte nella gestione del Sito UNESCO “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”. Alcune vetrine, già presenti, sono comunque state realizzate sempre con cofinanziamento di Regione Lombardia attraverso bandi ordinari.
I restauri sono stati realizzati in parte con cofinanziamento di Regione Lombardia, in parte eseguiti direttamente dal Centro per il Trattamento del Legno Bagnato – Soprintendenza ABAP per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese e dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma.
Lo scavo al Lucone di Polpenazze è uno scavo in concessione del Ministero della Cultura
